lunedì 16 gennaio 2012

J. Edgar - recensione del film di Clint Eastwood con Leonardo Dicaprio


Esportare un pezzo non eroico nel senso stretto del termine di storia americana nei cinema d'oltreoceano non era semplice. Con questa doverosa premessa va affrontata la scrittura della recensione di J. Edgar, film biografico diretto da Clint Eastwood ed uscito nelle sale cinematografiche italiane il 4 gennaio 2012, in quanto appare evidente che la sensazione che la pellicola sia un po' troppo lunga e che si tenda ad indugiare un po' troppo in alcuni punti possa essere dovuta alla scarsa conoscenza che il pubblico italiano ha di questo controverso personaggio, J. Edgar Hoover, che ha attraversato quasi mezzo secolo di storia americana alla guida del Federal Bureau of Investigation.
La lotta ai comunisti radicali, la stagione dei gangster, gli arresti eccellenti, il caso Baby Lindbegh, primo rapimento ad aver interessato i media internazionali, ma anche i rapporti con otto presidenti degli Stati Uniti d' America, i dubbi metodi utilizzati per raccogliere informazioni durante il maccartismo: Hoover fu di sicuro uno degli uomini più potenti degli Stati Uniti durante il lungo periodo con cui con pugno di ferro e spinto dalla volontà di salvaguardare dalle minacce esterne la propria nazione guidò l'FBI, contribuendo a creare il mito dei G-Men anche attraverso celate sponsorizzazioni ad aziende cinematografiche ed a editori di fumetti.
Non vi sono solo riferimenti storici nella narrazione, Clint Eastwood dedica ampio spazio ad approfondire, con inattesa sensibilità, la vita privata di colui che avrebbe stravolto totalmente l'FBI, portando innovazioni notevoli nelle tecniche di indagine come l'introduzione dell'archivio federale delle impronte digitali e delle tecniche scientifiche di indagine nel risolvere i delitti, restituendo alla cinematografia un personaggio sicuramente controverso, potentissimo, amato ed odiato dall'opinione pubblica. Leonardo Dicaprio riesce ad dare volto, mimica e giusti movimenti ad un J. Edgar Hoover che è realmente intimo solo nel profondo rapporto con la madre (interpretata da una brava Judi Dench), descritta come una  figura predominante ed autoritaria, capace di influenzare le scelte del proprio figlio al punto da spingerlo a negare quasi i propri sentimenti ed a mantenere celata la propria omosessualità.
Sposando in pieno le teorie in base alle quali il rapporto fra Hoover ed il proprio amico e collega Clyde fosse di tipo sentimentale, nonostante - probabilmente a causa del bigottismo di quei tempi - mai Hoover si fosse apertamente dichiarato omosessuale, Eastwood indugia sulla balbuzie corretta del direttore del Bureau e sul suo difficile rapporto con il gentil sesso e si sofferma sul profondo rapporto fra lui e Clyde Tolson, sull'incapacità di accettare l'arrivo della vecchiaia, sulla ferma volontà di restare sempre al timone e di cedere mai il passo.
L'Hoover di Eastwood è un personaggio involontariamente ambiguo, capace di creare dossier segreti anche sui potenti del momento per cautelare sè stesso e l'FBI ancor prima che per necessità reale, pur nella convinzione di far sempre qualsiasi azione con l'unico scopo finale di servire il proprio Paese.

Piace Leonardo Dicaprio nel ruolo di J.Edgar Hoover, sia appesantito dalla maschera dell'età che nell'interpretare il giovane e volenteroso Edgar.  Molto bravo Armie Hammer, già visto nel doppio ruolo dei gemelli Winklevoss in The Social Network. 
Il taglio dato alla pellicola e la fotografia sono di sicuro impatto,  un po' eccessive le maschere dei protagonisti invecchiati, anche se manca il confronto con i personaggi reali.

Giudizio complessivo: @@@@

Di seguito e descritta parte della trama di J.Edgar

Un anziano Edgar Hoover detta il manoscritto della propria vita partendo dalle prime fasi della propria carriera che l'avrebbe portato a dirigere per quasi cinquanta anni l'FBI, dall'ingresso nel Bureau, al rapporto con la propria madre - interpretata da Judi Dench - autoritaria ed onnipresente, all'incontro con Clyde Tolson che sarebbe diventato l'amico e collega di una vita intera. Dalle prime indagini all'inizio degli anni '20 sotto la direzione di Palmer, fino al caso del rapimento del piccolo figlio di Charles Lindbegh, J. Edgar ripercorre in continui flashback le prime fasi della propria carriera, interrotto più di una volta dal lavoro da svolgere.

9 commenti:

marco46 ha detto...

Di Caprio avrà certamente una nomination per l'Oscar (potrebbe averne una anche J. Dench): NON ERA FACILE INTERPRETARE UNA PERSONALITA' AMBIGUA E SFUGGENTE... quasi come quella di Andreotti!!!!!

Fabrizio Reale ha detto...

Entrambi meritano quanto meno una nomination, hai perfettamente ragione.

MrJamesFord ha detto...

Ottima recensione, che condivido in pieno, e ottima prova sia di Clint che di Di Caprio.

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

ciao fabrizio, scusa l'off-topic (il film non l'ho ancora visto), sai per caso se c'è stato qualche aggiornamento sulla faccenda dei trailer pubblicabili sul proprio blog? (come avevo letto in un tuo vecchio post http://cinemarecensionilab.blogspot.com/2011/10/vietato-pubblicare-trailer-dei-film-on.html)

Fabrizio Reale ha detto...

Marco... mosso il polverone non è stato poi fatto niente... l'unico aggiornamento è di metà novembre qui http://www.siae.it/edicola.asp?view=4&open_menu=yes&id_news=10732

ha annunciato che il 18 novembre si terrà una riunione tecnica con i rappresentanti dell'Anica per trovare una soluzione per il pagamento dei diritti d'autore per le musiche nei trailer. Una questione che ha suscitato vive polemiche nei giorni scorsi. "Il diritto d'autore va pagato sempre per tutte le utilizzazioni. I diritti di tutti vanno rispettati sempre – ha detto Blandini – bisogna poi vedere quali siano queste utilizzazioni e trovare un giusto punto di equilibrio e sono sicuro che lo troveremo".

ma risultati di questa riunione on line non li ho trovati...

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

bene! grazie della risposta.
certo che con tutte queste leggi/non-leggi è difficile capirne qualcosa. e certo anche che a ostacolare internet e i blog ci provano sempre...

Fabrizio Reale ha detto...

Da quel che ho capito se hai un sito o blog con discrete entrate pubblicitarie vengono a chiederti i soldi per i trailer... altrimenti no... almeno questo è il concetto espresso...

sinceramente trovo il tutto molto triste per il ruolo stesso che un blog cinefilo ha di veicolare e pubblicizzare i film

Antonella ha detto...

Il film non mi ha appassionato particolarmente, altri film di Clint mi sono piaciuti molto di più. Comunque Leo si conferma ancora una volta un grandissimo attore (e peccato che i Golden Globes non gli abbiano dato il riconoscimento che merita)

Fabrizio Reale ha detto...

DiCaprio merita almeno una nomination... è quel che emerge un po' leggendo tutti i blog cinefili... che il film sia difficile per i non americani penso sia qualcosa di condiviso... non può appassionare realmente chi è lontano per epoca storica e distanza geografica dai fatti nararti in questo biopic

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