domenica 23 gennaio 2011

Qualunquemente: recensione e trama del film con Antonio Albanese (Cetto la Qualunque)


E' uscito nelle sale cinematografiche italiane il 21 gennaio 2011 l'attesissimo  "Qualunquemente" in cui Antonio Albanese, insieme al regista Giulio Manfredonia, ha portato sul grande schermo uno dei suoi personaggi televisivi più riusciti e famosi: Cetto la Qualunque. 
Come spesso accade per le pellicole sulle quali è riposta grande attenzione dei media -il film è stato preceduto da una vasta e sotto certi aspetti originale campagna pubblicitaria -  al termine della proiezione non pochi erano i volti un po' delusi da questo prodotto che sicuramente ha il pregio di far sorridere e riflettere.  Probabilmente il timore dello stesso Antonio Albanese legato al trasferimento di "Cetto" dal piccolo al grande schermo non era infondato: durante i quasi 100 minuti di pellicola non sono pochi i rallentamenti e le ripetizioni fra una scena riuscita ed un'altra. 
E' indubbio infatti che i tempi televisivi delle gag sono di gran lunga più ristretti e che la dilatazione necessaria per realizzare una pellicola della durata minima di 90 minuti abbia portato alla diluizione delle scene divertenti in una trama che sembra in più punti rabberciata e non sempre contribuisce a mantenere elevato il livello di attenzione delllo spettatore.

Se i primi minuti sono quelli maggiormente riusciti da un punto di vista strettamente legato alla comicità del personaggio La Qualunque, sono poi disseminati durante la narrazione diversi spunti di riflessione che rendono  chi guarda il film non poco triste dinanzi alla palese evidenza che realtà e finzione, purtroppo, si sovrappongono terribilmente.    Che Cetto la Qualunque in questi anni si sia nutrito delle defaiance politiche dei nostri rappresentanti è evidente, il passaggio dalla comicità ironica e satirica al puro sarcasmo avviene però ogniqualvolta vengono evidenziate prassi e nefandezze di certi piccoli imprenditori e politici locali strettamente legati alla malavita del proprio paese, sia questo collocato geograficamente nel profondo Sud o in  qualsivoglia paesino insospettabile del Centro o del Nord.  Si sorride amaramente guardando Cetto la Qualunque ostentare il proprio odio per le tasse, per il senso di responsabilità civico, per i monumenti del passato. Si guardano con tristezza senza più sorridere le scene legate agli imbrogli elettorali, dalle tribune stampa pilotate che tanto ricordano le guerre per il rispetto della par condicio elettorale, alla terribile prassi di pagare gli elettori affinché vadano al seggio, alla terrificante nefandezza, che purtroppo si narra avvenire come se fosse prassi, della trasformazione delle schede bianche in voti per Tizio o Caio.  Lo stesso Cetto alla fine, suo malgrado ed a sua insaputa, è marionetta in mano della malavita locale, che decide della sua candidatura ancor prima che costui sia rientrato in Italia e che sogna futuri a Roma per la sua marionetta.

E' paradossale che Albanese debba diventare una voce moralizzatrice in quest' Italia così abbandonata a sè stessa. E' forse questo sarcasmo fin troppo sbandierato il punto di forza ed il limite del film al tempo stesso. La sensazione che la pellicola sarebbe potuta diventare un bel film è evidente, la certezza che questo non sia avvenuto e che si sia trattato di un'occasione sprecata anche. 

Divertente anche se un po' ripetitivo Antonio Albanese, a suo agio nei colorati e coloriti panni di Cetto la Qualunque.  Curiosa e simpatica la performance di Sergio Rubini.  Volutamente volgari e rozzi tutti gli altri, dalla urlatrice moglie abbandonata agli amici di un tempo.  Fin troppo ridicolo Davide Giordano nei panni di "Melo".  Il film nel suo complesso raggiunge a mala pena la sufficienza.

Giudizio complessivo: @@@

Di seguito è descritta parte della trama

Rientrato dopo quattro anni di necessaria latitanza in Sud America, Cetto la Qualunque ritorna nella sua ben poco modesta dimora, scoprendo che nel frattempo il suo paesino è diventato oggetto di "mode" assurde, dal desiderio di legalità alla lotta all'abusivismo ed all'evasione fiscale.  Per salvaguardare i propri interessi  - una pizzeria costruita palesemente su area demaniale, dinanzi alla spiaggia e un villaggio turistico in costruzione su area archeologica,  su richiesta degli "amici" del paese decide di scendere in campo e di candidarsi a sindaco, fondando il PdP, partito "du Pilu". 

questa recensione verrà pubblicata in parte anche nel "laboratorio napoletano".

4 commenti:

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

non l'ho ancora visto, comunque confermi i dubbi che avevo in proposito di un personaggio che con i tempi cinematografici può funzionare di meno..

Affari Nostri ha detto...

Concordo con te sulla sufficienza strappata, anzi per me è un 5,5 che non cambia la sostanza, e che il film non faccia molto ridere come invece accade per Checco Zalone.

Antonella ha detto...

Bella la recensione!!!
A me, però, non è piaciuto il personaggio di Rubini che mi è sembrato un po' fuori posto.

Fabrizio Reale ha detto...

@ Marco: si si ... personaggio non adatto ai tempi cinematografici

@Affari Nostri: concordo anche con te

@Antonella: ti ringrazio per il complimento. Per quanto riguarda il personaggio di Rubini, eraforse un po' fuori luogo ma a me è risultato simpatico

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