Visualizzazione post con etichetta cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cinema. Mostra tutti i post

giovedì 11 ottobre 2012

On the road: trama, trailer e foto dal film in uscita con Kristen Stewart, Garrett Hedlund e Kirsten Dunst


Presentato al festival di Cannes 2012, arriva oggi nelle sale cinematografiche italiane l'atteso "On the Road", tratto dall'omonimo celeberrimo romanzo di Jack Kerouac. Walter Salles, già regista di Central do Brasil e dei Diari della Motocicletta, porta per la prima volta sul grande schermo quello che è considerato uno dei simboli della beat generation. Nel cast figurano, fra gli altri, Kristen Stewart, Garrett Hedlund e Kirsten Dunst. 

Sinossi (dal sito ufficiale )
Dopo la morte del padre, Sal Paradise un aspirante scrittore newyorchese, incontra Dean Moriarty, giovane ex-pregiudicato dal fascino maledetto, sposato con la disinibita e seducente Marylou. Tra Sal e Dean l’intesa è immediata e simbiotica. Decisi a non farsi rinchiudere in una vita vissuta secondo le regole, i due amici rompono tutti i legami e si mettono in viaggio con Marylou. Assetati di libertà, i tre giovani partono alla scoperta del mondo, degli altri e di loro stessi. 
“Le sole persone che esistono sono quelle che hanno la demenza di vivere, discorrere, di essere salvate, che vogliono vivere tutto in un solo istante, quelle che non sanno sbadigliare.”

Il trailer ufficiale del film: http://www.youtube.com/watch?v=OunKzArBHaA

La locandina:


Il cast:
 Kristen Stewart, Garrett Hedlund, Kirsten Dunst, Sam Riley, Viggo Mortensen, Amy Adams, Tom Sturridge, Danny Morgan, Alice Braga, Elisabeth Moss
 

venerdì 21 settembre 2012

The Bourne Legacy: recensione del film




The Bourne Legacy ha la pretesa di essere un film idealmente legato alla figura di Jason Bourne, pur nella scelta di non far apparire mai la celebre spia impersonata da Matta Damon se non in fotografia. Proprio per distanziarsi dalle pellicole dirette da Paul Greengrass, Tony Gilroy, che dei capitoli precedenti era stato sceneggiatore, sceglie di dedicare i primi minuti ad inquadrare la trama in un contesto parallelo anche se strettamente collegato a quello in cui si era mosso Jason Bourne in precedenza.
Ne consegue che i primi minuti scorrano lenti, fra meravigliose immagini dell'Alaska e discussioni più o meno segrete all'interno di uffici federali, fra prelievi di sangue e pasticche colorate per la manipolazione del comportamento e delle prestazioni che ricordano altre pellicole del genere (limitless ad esempio), con il fantasma di Jason Bourne che appare e scompare nelle parole dei protagonisti e nella mente degli spettatori, contribuendo a creare un continuo confronto fra i primi episodi della saga Bourne e questo, il primo senza Paul Greengrass e Matt Damon.  Pian piano però il film che all'inizio sembra quasi corale e con una trama fin troppo spezzettata inizia a seguire un'unica direzione, quella focalizzata sulla figura dell'agente Aaron Cross (Jeremy Renner), unico sopravvissuto alla "chiusura" del programma, e quel che ne segue è un  film d'azione a tratti avvincente con inseguimenti e sparatorie.

Nonostante una bellissima fotografia, con ambientazioni spettacolari che spaziano dall'Alaska ad arcipelaghi sperduti delle Filippine, il film non convince del tutto anche a causa di una trama che appare in più punti rabberciata. In particolare la dipendenza di Aaron Cross e compagni dalle pilloline blu e verdi è debole come spunto narrativo, sia perchè si tratta di qualcosa di già visto (la pillola che incrementa le prestazioni, quella che rende più intelligenti) sia soprattutto perchè nel momento in cui non serve più alla narrazione viene eliminata con una semplice siringa.

Edward Norton è credibile nel ruolo di Eric Byer, capo di un'agenzia all'interno dell'Agenzia ma scollegata dalla CIA al punto da agire contro le regole ancor prima che al di sopra delle regole. E' forse questo il personaggio meglio delineato, ancor più del protagonista e dell'altra co-protagonista, la  Marta Shearing interpretata da Rachel Weisz.

La pellicola nel suo complesso non dispiace.
Giudizio complessivo @@@








lunedì 18 aprile 2011

Limitless: recensione e trama del film con Bradley Cooper, Robert De Niro, Abbie Cornish


Può una pillola renderti ricco e potente?  Il sottotitolo di Limitless riassume in meno di dieci parole la trama di questo thriller fantasy diretto da Neil Burger (The illusionist).   Protagonista della pellicola è Bradley Cooper, che interpreta Eddie Morra, scrittore in crisi, depresso, trasandato ed appena lasciato dalla propria ragazza. L'incontro con l'ex cognato e la proposta da parte di questo di assumere una favolosa pillola, prodotto farmaceutico in fase di sperimentazione, che dà la possibilità all'utilizzatore di sfruttare interamente il proprio cervello, cambierà completamente la vita di Eddie. 
Lo spunto del film è sicuramente interessante ed abbastanza originale, Bradley Cooper è bravo nell'interpretare il duplice ruolo di Eddie Morra, che passa dall'essere uno scrittore squattrinato, senza idee, sciatto e rozzo al rampante ed ambizioso giovane tirato a lucido, il punto di forza della pellicola è sicuramente però la regia di Neil Burger, che riesce con diverse tecniche a far ben comprendere allo spettatore le differenze sensoriali provate dal protagonista durante l'assunzione della pillola trasparente, l'NZT, una droga potentissima e pericolosissima.  Dalle riprese tradizionali si passa infatti a immagini grandangolari come se gli occhi diventassero un potente obiettivo fish-eye, i colori diventano più nitidi, aumenta la risoluzione visiva, le riprese attraverso i cruscotti delle macchine a velocità aumentata danno l'idea di chi si muove più rapidamente ed agilmente di altri. In poche parole, il regista riesce con qualche accorgimento e sapiente direzione a trasformare in sensazioni visive l'effetto della pillola. Con il passare dei minuti, con l'avanzare della proiezione, diventa difficile schedare la pellicola: pur essendo un thriller sono diversi gli aspetti fantasy e non mancano diverse peculiarità di altri generi e pian piano, con l'aumento della consapevolezza del protagonista di poter far qualsiasi cosa, il fantasy cede il passo a un thriller sanguinario e violento.  Se è certo che non si tratta di un film adatto ai bambini, alcune scene sono talmente cruente (mani mozzate, sangue a fiotti et similia) da spingere parte del pubblico femminile a coprire gli occhi in più di una occasione negli ultimi minuti di proiezione.
Per alcuni il film può essere visto come una pesante critica ad un certo modo di vivere sempre di corsa, diventando veri e propri schiavi di antidepressivi e pillole varie.

Molto bravo e particolarmente a suo agio Bradley Cooper, capace di rendere perfettamente le trasformazioni caratteriali legate all'assunzione del farmaco. Discreta Abbie Cornish. Robert de Niro le rare volte che appare sullo schermo offre sprazzi della propria bravura al pubblico.  Nel cast figurano anche Anna Friel, Andrew Howard, Johnny Whitworth e Robert John Burke.

Giudizio complessivo: @@@ 1/2

Di seguito è descritta parte della trama del film

La pellicola inizia con il protagonista, Eddie Morra, sul ciglio del cornicione di un grattacielo alto decine e decine di piani, indeciso se buttarsi giù o tornare indietro. Per arrivare a quel punto della narrazione sarà necessario un lungo flashback che occuperà buona parte del tempo di proiezione.  Eddie Morra (Bradley Cooper) è uno scrittore o, almeno, è un aspirante scrittore con un contratto firmato per un libro ma nessuna parola scritta da consegnare al proprio editore. Divorziato dopo un matrimonio lampo, trasandato nell'abbigliamento, abita in un piccolo appartamento in quartiere cinese, fra cumuli di stoviglie sporche e non lavate, disordine e sporcizia. Poco dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, Lindy, interpretata dall'attrice australiana Abbie Cornish, molto somigliante a Nicole Kidman,  il protagonista incontra fortuitamente il proprio ex-cognato, Vernon Gant, che gli regala una pillola trasparente, a detta sua un farmaco per potenziare le capacità intellettuali già in avanzata fase di sperimentazione. Dopo averlo provato ed in poche ore aver dato una ripulita alla propria casa, aver risolto alcuni problemi con la moglie del proprietario di casa ed aver buttato giù, di getto, la prima parte del libro, Eddie torna dall'ex cognato ma, dopo averlo lasciato solo per pochi minuti il tempo di comprare due panini e ritirare un abito in tintoria,  trova l'appartamento devastato e Vernon morto. Entrato in possesso delle pillole il protagonista inizierà una nuova vita, senza conoscere il rovescio della medaglia... 

Questa recensione verrà pubblicata in parte anche sul laboratorio napoletano

venerdì 11 giugno 2010

The NewMoon Twilight Saga: recensione del secondo capitolo della saga di Twilight

Doverosa premessa, prima di continuare nella scrittura del secondo capitolo della saga di Twilight, New Moon,  è che una recensione non può prescindere da un singolo, fondamentale, dato di partenza: se chi si appresta a recensire sia o meno in "target", se faccia o meno parte del "pubblico" a cui autori, scenografi e registi puntano. Appare evidente in tal senso che un ingegnere di 32 anni  non sia del tutto adatto a recensire un film che è stato un successo enorme al botteghino ed ha milioni di fan sparsi in giro per il mondo.
Se il primo capitolo della saga mi aveva lasciato perplesso, anche questo secondo film non smette di alimentare dubbi che mi assalgono riguardanti sia il modo di esporre alcune tematiche di sicuro interesse narrativa, sia la forse smisurata ed esagerata fama che hanno ottenuto i protagonisti della saga, al di là delle proprie doti recitative o delle proprie caratteristiche fisiche.
Bene e male, amore e odio, caldo e freddo, Paradiso ed Inferno, buoni e cattivi... questa seconda pellicola riaffronta e rimescola le stesse tematiche di base: la lotta fra il bene e il male, con riferimenti ad amori impossibili alla Romeo e Giulietta che diventano esplicite citazioni, con desideri suicidi da parte di chi pensa di aver perso l'amato e con apparizioni in più punti sia della copertina di un Romeo and Juliet che della declamazione di alcuni passi del dramma shakespeariano.
Tornando al target... il film nasce per colpire i giovani in quella fascia di età impossibile da decifrare che va dai 12 ai 16 anni... il cinema ne era pieno, forse strapieno, con tanto di appassionati sospiri ed applausi nelle scene "calde" (calde???? ) e commenti coloriti ai danni del co-protagonista di turno. Ciò nonostante, anche con gli occhi di un ragazzino sognatore, non sono riuscito a non sorridere nel pensare che in DUE film, oltre 240 ore di pellicola, in una saga cinematografica su vampiri, gli amanti passionali per eccellenza, non c'è una singola e sola scena degna della figura romantica del vampiro.
Una cosa che potrebbe funzionare è la contrapposizione fra la fredda rigidità  del vampiro Edward ed il calore ed esuberanza fisica del licantropo Jacob ma purtroppo il regista non sfrutta l'occasione e lascia che il confronto sia appena accennato. L'occasione per approfondire e far soffermare l'attenzione dello spettatore su una serie di figure interessanti  è persa: giusto il tempo per apprezzare qualche scena e si torna subito al glaciale clima di questi vampiri inceronati, un po' troppo simili a super eroi in stile X-men (c'è chi vede il futuro, chi legge nella mente, chi con uno sguardo provoca dolore, chi ha poteri straordinari di ripresa etc. etc. ) e un po' troppo distanti dai vampiri precedentemente portati sul grande e piccolo schermo. Peccato, perchè la figura del licantropo, che in questa saga non è l'uomo  che nelle notti di  luna piena, contro la propria volontà, si tramuta in un mostro, bensì lo spirito protettore e guardiano delle popolazioni native d'America, che, per proteggere il proprio territorio sacro o le proprie famiglie, si trasforma in lupo, animale forte, protettivo e "da branco", meriterebbe maggiore spazio ed attenzione.
 I paesaggi sono fantastici, sia le scene girate in Nord America, che quelle "nostrane", con la bella Volterra descritta attraverso le immagini dell'altrettanto piacevole centro storico di Montepulciano.
Il cast è discreto, buona la prova del "caldo" Taylor Lautner (Jacob) mentre appare in poche scene il protagonista "freddo" Robert Pattinson

In breve:
Film cult della nuova generazione di "teen-ager", può essere visto a patto di sapere a cosa si va incontro.
Bambini:  figura come "horror" ed ha un 13+ su mymovies...  boh...

Giudizio: @@ 1/2

Visto a Napoli al cinema Modernissimo, sala 1, in ultima fila. 

Questa recensione è stata riscritta partendo da quanto pubblicato qui.

domenica 6 giugno 2010

Tra le nuvole: recensione del film con George Clooney


Tra le nuvole è un film che ha il raro pregio di alternare momenti di riflessione a momenti in cui è inevitabile sorridere, anche grazie alla mimica del sempre bravo George Clooney, che interpreta Ryan Bingham, un tagliatore di teste,  il cui mestiere è "congedare" i dipendenti di aziende in difficoltà finanziarie, riducendo al minimo le spese legali, cercando di convincerli che anche senza lavoro, con qualche mese di benefit ed assistenza sanitaria si può sopravvivere. Durante l'intera durata della pellicola si incontrano e talvolta si contrappongono  lo stile di vita, una vera e propria filosofia, e la sua vita reale.   Il protagonista rifugge la famiglia,  non ha una casa e passa 320 giorni su 365 in volo, tra le nuvole appunto.  Il cinismo del personaggio nel gestire la propria vita privata e nel saper trovare le parole giuste per licenziare volti di donne ed uomini mai visti prima sono strettamente legati e la filosofia dello zaino vuoto, ovvero la consapevolezza che si può vivere bene senza caricare su se stessi tutti quei pesi e fardelli tipici della vita in società, problemi legati alla propria famiglia, ai propri affetti, ai propri amici, alle necessità di gestire la propria abitazione, sembra a inizio film essere realmente la giusta soluzione in un' America in crisi di lavoro e di ideali, con coppie che si separano e senza aver certezza alcuna del futuro.  Il Clooney tagliatore di teste viaggia leggero nella mente e nel bagaglio, rigorosamente a mano ed imbarcabile su tutti i voli American Airlines. L'incontro, uno casuale ed uno forzato, di Ryan-George con due donne, cambierà molto nella vita del protagonista,  stravolgendo il proprio "credo", spingendolo a riavvicinarsi alla famiglia ed a cercare affetti duraturi, i risultati finali non saranno però necessariamente quelli attesi.


L'America descritta da Jason Reitman non può cambiare in un istante ed il protagonista, una volta  senza lo schermo di protezione delle proprie idee, verrà travolto da un cinismo maggiore di quello proprio: la realtà a terra è molto più dura e triste di quanto possa sembrare,  chi perde il lavoro talvolta asprira davvero al suicidio, chi cerca un amore spesso lo fa solo per evadere dalla propria vera vita familiare... forse... davvero quel vivere "tra le nuvole", sempre in volo e senza mai poggiare i piedi per terra per più di una mezza giornata, può essere una soluzione, un modo di vita reale contrapposto a quanto accade laggiù, sotto le nuvole, a miglia e miglia di distanza.  Il film rientra nel filone delle tragicommedie: si affrontano temi "pesanti" cercando di spingere lo spettatore a sorridere, anche se il più delle volte si tratta di un sorriso ironico e talvolta sarcastico. Le due donne che accompagnano il protagonista da un certo punto del proprio viaggio in poi hanno un ruolo cardine nello scardinare la robusta armatura che Clooney-Ryan si era costruito negli anni di duro lavoro e dura vita solitaria:  la bella manager in carriera, abituata ad amori fugaci fra un volo e l'altro (interpretata da una convincente Vera Farmiga ), capace di emozionarsi dinanzi al numero spropositato di tessere fedeltà in possesso di Ryan e dalla "lunghezza" delle miglia accumulate da costui, e la ragazzina  neolaureata ( interpretata da una sorprendente Anna Kendrick, vista finora nei panni di una studentessa liceale nella saga di Twilight), piena di buone idee e propositi, il cui futuro costruito a tavolino nella propria spensierata mente crollerà come un castello di carta. Saranno loro a portare Ryan su nuove strade, da lui mai percorse ed a riavvicinarsi a "casa".
Alcune trovate sono davvero divertenti, nonostante la volontà del regista sia sopratutto quella di far riflettere sui problemi legati alla crisi economica e nonostante l'assenza del lieto fine talvolta atteso durante la visione del film.  L'eccitazione che prende Ryan- George  e Alex-Vera quando l'argomento è  il numero di miglia accumulate è davvero spassosa, così come le diversioni comiche create dalla necessità da parte del protagonista di scattare fotografie in vari luoghi a un cartoncino con su raffigurati la sorella ed il futuro marito ne sono un esempio.
Va ricordato che nel film recitano come comparse una ventina di "veri" disoccupati, licenziati a causa della crisi economica.

Giudizio sintetico: @@@@@

Non consiglio il film ai bambini in quanto, sebbene adatto per il linguaggio adoperato, l'assenza di scene di sesso (c'è una sola scena di nudo che dura 1 secondo) e di violenza, l'argomento trattato può risultare pesante per un pubblico ultra giovane.

Visto a Napoli al cinema Martos Metropolitan, sala 5. Come già scritto ampiamente la sala è comoda, ottimo l'audio e la visuale.  Unico neo, al momento, il numero ridotto di personale rispetto ai tempi del "Warner Metropolitan" che in questi giorni di calca causata dal fenomeno Avatar può causare lunghe file anche per comprare i pop corn o una bottiglietta d'acqua.

Questa recensione è stata pubblicata anche qui.

mercoledì 2 giugno 2010

Avatar: recensione e trama del film campione di incassi

La scelta di recarsi a vedere Avatar, ennesimo successo planetario di James Cameron, oltre un mese dopo la data di uscita in Italia ha fatto sì che sia stato possibile trovare posti centrali in posizione ottima un giorno prima della visione, senza fare file interminabili o altro.   E' attualmente il film con maggior incasso nella storia della cinematografia mondiale, anche se in realtà una classifica maggiormente veritiera dovrebbe tener conto dei biglietti venduti e non dell'incasso, per ovvi motivi legati all'inflazione e per il fatto che un film in 3d "costa" allo spettatore in media il 30% in più rispetto ad uno classico. Il colossal ecologicamente corretto del regista di Titanic, costato quasi 300 milioni di dollari e che ne ha portato nelle casse della 20th Century Fox oltre 2 bilioni, stupisce sin dall'inizio per la perfetta e fantasiosa ambientazione.  La descrizione nei particolari più minuti della bellezza della fantomatica luna Pandora, realizzata attraverso una sapiente, costosa e validissima miscelazione fra immagini reali pescate in giro per il mondo ( le montagne sospese altro non sono che i monti Huangshan della bella e remota regione dell'  Anhui in Cina) e ricostruzioni fantascientifiche di fauna e flora di un immaginario mondo extraterrestre, con alcuni richiami indiretti a mostri famosi come quelli presenti in Aliens, è eccezionale e da sola vale il prezzo del biglietto.  Per quanto riguarda la trama,  questa riprende la solita, vecchia,  lotta fra gli yankee pionieri e coloni in cerca di miniere d'oro e gli autoctoni che a prima vista sembrano ignoranti ed arretrati ma che, solo dopo attento studio approfondito e solo agli occhi di pochi eletti, dimostrano di avere cultura e storia a tratti superiori di quelle degli invasori: che si sia su Pandora, alle pendici della Ayers Rock o sulle sponde del Colorado cambia ben poco... Avatar può essere visto come la trasposizione in un futuro non troppo lontano  dell' amore che ha Hollywood verso chi è stato strappato dalle proprie terre, da Balla coi Lupi in poi, passando per l'ultimo dei Mohicani o Braveheart.   Lo zoppicare della trama ed il fatto che sin dall'inizio si capisca che la storia prenderà il percorso di un prodotto ecologicamente corretto, sono ampiamente sopperiti dalla magnificenza degli effetti speciali, da quel senso di stupore che l'apparire di alcune regioni della luna può provocare nello spettatore, dall'abilità nell'indovinare alcuni punti di forza del film (la capacità di connettersi con tutti gli esseri viventi del pianeta) che da una parte lo rendono originale e  dall'altra permettono al regista di far uscire i protagonisti da vicoli troppo bui e ciechi, capovolgendo più di una volta l'andamento della narrazione per spingerlo verso la direzione voluta, altrimenti impossibile da prendere.
Il messaggio che Cameron vuole lanciare è semplice e chiaro: la Natura va salvaguardata e bisognerebbe tornare ad amarla ed a venerarla come facevano i padri dei nostri padri dei nostri padri, in quanto non siamo altro che una minima parte di un Tutto planetario che siamo soliti definire "ecosistema".  Anche se a prima vista l'uomo non è in "empatia" con la natura come i Na'vi con la loro dea Eywa, qualsiasi azione che compiamo porta indissolubilmente a modifiche anche catastrofiche... è la realtà e non serve immaginare di essere tutti connessi ad un albero della memoria per rendercene conto.

Di contorno agli effetti speciali, alle realizzazioni di computer-grafica ed alla presenza del 3D, ci sono gli attori: per quanto riguarda i protagonisti "ibridi", na'vi o avatar che siano, nel giudizio complessivo pesa il forte dubbio su quanto nella mimica e e nelle espressioni sia di reale e quanto di costruito. Sempre brava è Sigourney Weaver, che torna ad recitare per Cameron dopo il secondo e terzo Aliens. Credibili i due protagonisti cattivi, nei panni il primo - Stephen Lang- del più classico degli ottusi militari tanto cari alle produzioni USA, il secondo - il Giovanni Ribisi più volte visto in Friends -, altrettanto "solito" rappresentante senza scrupoli di una multinazionale.  Per quanto riguarda i protagonisti assoluti del film, la bella Zoe Saldana ed il nuovo idolo delle donne Sam Worthington, la loro intepretazione è discreta, ancorchè oscurata dalla bravura di chi ha creato i loro personaggi.  Il capo della tribù  Na'vi protagonista, Eytucan, è interpretato dal nativo americanoWes Studi, noto per aver interpretato - guarda caso - diversi ruoli di guerrieri in successi come Balla coi Lupi o L'ultimo dei Mohicani.
Da notare che in Italia l'uscita di Avatar ha portato con sè alcune polemiche riguardanti il fatto che esistono diverse, palesi, analogie fra li colossal americano ed un lungometraggio d'animazione realizzato in Italia nel 2001, dal titolo "Aida degli Alberi" (link ad articolo su focus con il confronto fra i fotogrammi).
Approfondimenti su wikipedia:
Il mondo di Pandora, fauna e flora
Trama completa
La popolazione autoctona dei Na'Vi
 
Adatto ai bambini sia per le tematiche affrontate, che per l'assenza di scene di sesso. Essendovi all'interno scene di guerra e morendo diversi dei protagonisti a causa della battaglia, è comunque bene che un eventuale pubblico "giovanissimo" sia abituato a tali film.  Per i bambini/ragazzini sconsiglierei la visione 3D in quanto, stante la durata del film - oltre due ore -, potrebbe stancare e creare senso di fastidio.

Visto al Martos Metropolitan, sala 6, in 3D.
Per l'occasione è stato sperimentato dal sottoscritto il servizio di prenotazione tramite SMS ( si invia un messaggio ad un numero di cellulare e si deve ritirare il biglietto prenotato entro TRENTA minuti dall'inizio della proiezione).  Il sistema va ancora tarato in quanto in due casi su due è stato inviato in risposta al messaggio, compilato correttamente, una conferma relativa a numeri di posti differenti da quanto richiesto.

Giudizio sintetico: @@@@@

Questa recensione è presente anche qui

lunedì 31 maggio 2010

Che fine hanno fatto i Morgan? - recensione e trama del film con Hugh Grant e Sarah Jessica Parker

Che fine hanno fatto i Morgan? è una commedia che ha per protagonisti Hugh Grant e Sarah Jessica Parker, e riesce, pur essendo costruita sopratutto sulla bravura e la fama dei due principali interpreti,  in alcuni momenti, a sprazzi, a risultare divertente ed apprezzabile.  Lo spunto narrativo consiste nel prendere  due rampanti newyorkesi, in crisi come coppia ma di grande successo nel mondo  del lavoro, e scaraventarli nel bel mezzo del nulla, in un'ideale paesino distante da tutto e da tutti in pieno Wyoming, stato interno americano famoso sopratutto perchè al suo interno c'è il parco di Yellowstone, in cui erano ambientate le storie di Yoghi e Bubu.  Dopo un avvio non esaltante del film, in cui nè Hugh Grant nè Sarah Jessica Parker riescono a dare il meglio di sè, stentando fra stereotipi di loro personaggi già visti in passato,  la pellicola prende una direzione diversa appena ci si allontana da New York, a causa del fatto che i coniugi Morgan, essendo unici testimoni di un omicidio, entrano, loro malgrado, nel programma protezione testimoni.
Il forte contrasto fra la vita frenetica e tecnologicamente avanzata della Grande Mela ed il ritorno forzato alle origini, senza computer o tv via cavo, creano i presupposti per spunti comici e discrete performance personali dei singoli protagonisti. Il lieto fine è garantito ed a tratti si ride, grazie sopratutto alla verve comica di Hugh Grant. 
Di seguito è enunciata parte della trama
Paul e Meryl Morgan sono marito e moglie, separati da alcuni mesi a causa di un tradimento di lui e dello stress nervoso di lei causato dalla difficoltà ad avere figli, sono testimoni involontari dell'omicidio di un cliente di lei, immobiliarista talmente nota da apparire sulle copertine delle riviste., personaggio sotto certi aspetti fin troppo simile a quello interpretato nella nota serie TV.    Il necessario allontamento, insieme alla nuova identità a loro fornita,  li porterà a cercare se stessi in un paesino di frontiera, distante anni luce dai rumori e dalle luci della grande metropoli e l'incontro con la coppia sceriffo - vicesceriffo Clay ed Emma, così uniti nel loro essere sotto certi aspetti ruspanti e rustici, farà sì che i due possano alla fine ricongiungersi sentimentalmente, fra una corsa campestre - in sostituzione del classico giro del Central Park - ed incontri più o meno divertenti con la gente del posto.  Il lieto fine, dall'arresto del criminale fino alla soluzione di tutti i problemi  ed all'aumento, tanto atteso, del numero di componenti familiari, è scontato. 
Buona, come sempre del resto, è la prestazione di Hugh Grant, anche se non sempre riesce ad essere originale ed a eliminare quella sensazione di "già visto" di alcune sue espressioni,  sensazione che invece non abbandona mai Sarah Jessica Parker, troppo donna in carriera alla "sex and city" per calarsi davvero in un  personaggio differente.  Simpatiche sono le figure di contorno, dalla brava Mary Steenburgen, vista di recente in Ricatto d'amore, ai divertenti caratteristi Sam Elliott  e Wilford Brimley (visto in Coocon).
Il film nel suo complesso è vedibile, a patto di aver fatto cadere la scelta su una pellicola che non ha pretesa di impegnare lo spettatore ma semplicemente di intrattenerlo per meno di due ore, senza noia e con qualche sorriso.
Va segnalato che per questa interpretazione Sarah Jessica Parker ha ricevuto una nomination ai poco ambiti "Razzie" Awards.

Film adatto ai bambini e ragazzini in quanto sono assenti sia iturpiloquio che scene violente o di sesso.  Gli argomenti trattati non sono particolarmente impegnativi nè necessitano di spiegazioni preventive. 

Giudizio sintetico: @@ 1/2

Visto al Martos Metropolitan, sala 2: sala di dimensioni medio/piccole con schermo grande, anche se non super, adatto alla dimensione della sala.  
Va segnalato che a oltre due mesi dalla riapertura del multiplex, non è ancora possibile pagare con carta di credito o bancomat e che il servizio di prenotazione (e non di acquisto) on line o via sms è spesso difettoso. Ci sono margini di miglioramento che andrebbero colmati quanto prima.

lunedì 24 maggio 2010

Happy Family: recensione e trama del film di G. Salvatores con Fabio de Luigi

Happy family, ultimo lavoro di Gabriele Salvatores,  racconta  in maniera irreale la genesi di un film attraverso le parole e le idee di uno sceneggiatore in erba.  Lo spettatore, già pochi minuti dopo l'inizio, comprende che il film che sta guardando altro non è che quello che il protagonista, interpretato da un bravo Fabio De Luigi, sta faticosamente completando al computer, un film la cui trama è ancora avvolta in parte nella nebbia e che viene interrotta dai dubbi e dai ripensamenti dello sceneggiatore.  Più volte la pellicola pare interrompersi a causa delle pause di riflessione di chi sta scrivendo la trama, più volte sono gli stessi protagonisti del film ad uscire dal computer ed a cercare di comprendere quale direzione stia prendendo la pellicola...  Fra la narrazione primaria, incentrata sulla figura dell'autore, e quella riguardante il film vero e proprio, i punti di incontro sono diversi ed a un certo punto le due storie sembrano curiosamente mescolarsi, creando un senso di incertezza in chi guarda, preso a comprendere dove il regista - quello vero - voglia andare a parare.  
Piacevole è la fotografia e l'ambientazione, dato che in ogni scena, in ogni stanza, è dominante una tinta, un tono, un colore, che avvolgono pareti e suppellettili, personaggi ed animali. La Milano descritta da Salvatores,  nei non rari momenti in cui la città stessa diventa protagonista  del film per immagini e suoni, è una metropoli multiculturale e multirazziale, piena di persone indaffarate a svolgere i più svariati lavori, fra il grigiore dei mezzi di trasporto immersi nella nebbia ed i colori dei tanti locali situati sui navigli, una città con tanti pregi e tante contraddizioni.   

domenica 23 maggio 2010

Green zone: recensione, trailer e trama del film con Matt Damon

In Green zone, uscito nelle sale americane il 12 marzo 2010 ed in quelle italiane il 9 Aprile, il regista Paul Greengrass dirige nuovamente Matt Damon, dopo i successi planetari degli ultimi due episodi della saga dell'agente Bourne.   Il film è ambientato in Iraq, nelle prime settimane della seconda guerra del golfo, ed ha come sfondo la ricerca delle famigerate armi di distruzione di massa, sulla cui presenza gli States erano tanto certi da motivare con questa argomentazione l'invasione dello Stato governato dal dittatore Saddam Hussein.   Greengrass, con una regia che segue concitatamente ogni azione bellica, grazie ad un sapiente utilizzo della telecamera a mano,  ma che si sofferma  in realtà solo su quanto accade nei palazzi di governo, affronta la guerra in Iraq con l'occhio di chi vuole sottolineare la differenza fra chi comanda dal quartier generale ed è sempre attento ai secondi e terzi fini, oltre che a "coltivare" in maniera adeguata l'opinione pubblica attraverso i media,  e chi, effettivamente sul campo, si trova ad affrontare, rischiando la vita propria e dei propri uomini, le difficoltà di una guerra. Emblematica, in tal senso, una scena in piena "green zone", la zona verde protetta e sicura corrispondente al quartiere dei palazzi di governo, con ufficiali, giornalisti e politici intenti a sorseggiare drink alcoolici su lettini e sdraio o in piscina.
La ricerca della verità per dare un senso ad una guerra ed a migliaia di vittime, l'amore per il proprio paese e la convinzione di essere in Iraq per salvare vite ancor prima che per motivi prettamente politici, porteranno il soldato Miller a scelte difficili e coraggiose, a scegliere la parte 'sbagliata', ovvero quella parte dell'opinione pubblica americana convinta che solo con l'aiuto degli Iracheni sarebbe stato possibile ricostruire l'Iraq, a cercare la trattativa con il nemico ancor prima che sparare, a svelare gli assurdi complotti e le verità negate da parte dell' Intelligence per coprire errori di valutazione enormi.
Il messaggio finale è nella bocca dell'informatore di Miller, un cittadino di Bagdad che alla propria patria ha già donato una gamba nella guerra con l'Iran,  che aiuta gli americani perchè convinto di poter aiutare il proprio popolo: il futuro dell'Iraq è esclusivamente nelle mani degli iracheni.
Come scritto anche in altri blog cinefili, la forza di questo film è un sapiente mix di realtà e finzione, un thriller che è anche action movie e che sposa alcune tesi complottistiche, prendendo spunto dal successo editoriale "Imperial Life in the Emerald City: Inside Iraq's Green Zone" di Rajiv Chandrasekaran. Come spesso accaduto nel recente passato, la tematica affrontata, che fa sorgere più di un dubbio sulla validità dei militari americani, una cui parte è decritta come menzognera e violenta, è risultata alquanto ostica al pubblico americano, che ha parzialmente disertato le sale cinematografiche, perdendo la visione di un film bello e godibile, ben sceneggiato e diretto.  Il film in USA ha infatti incassato poco più di 33 milioni di dollari.

Di seguito è svelata parte della trama.
Il protagonista, Roy Miller/Matt Damon, è un ufficiale dell'esercito americano la cui squadra è incaricata di cercare i luoghi in cui si suppone siano conservate o realizzate armi di distruzione di massa, armi chimiche o batteriologiche, sulla base di indicazioni fornite dall'intelligence. Negli uffici di comando si scontrano le direttive del capo dell'ufficio CIA a Bagdad, Martin Brown, interpretato da Brendan Gleeson (volto noto per un paio di partecipazioni nella saga di Harry Potter)  e quelle del responsabile delle operazioni Clark Ploundstone, interpretato da Greg Kinnear. Se il primo insiste affinchè venga favorita la nascita di uno stato iracheno cui possano partecipare anche personaggi di spicco della precedente amministrazione, il secondo è per la creazione di un apparato di governo che di fatto faccia a meno dei sunniti a favore di curdi e sciiti, proponendo di mettere a capo dello stato un ex profugo americanizzato da decenni. In questo scenario si svolge l'azione delle pattuglie incaricate di cercare armi pericolose. Soldato valido ed idealista,  Miller non riesce a comprendere come mai ogni soffiata riguardante le armi chimiche si rivela fasulla, come mai il comando sia tanto sicuro della fondatezza delle dichiarazioni fornite da un presunt informatore.  Con l'aiuto di un cittadino iracheno e di alcuni membri della propria squadra, appoggiato da Brown ed osteggiato da Ploundstone e dalla sua, violenta, unità speciale, Miller cercherà la verità, incappando nei tranelli della politica e scontrandosi con la cattiveria e le bugie di parte dell'apparato militare.  Il finale è da vero action movie e lascia ampiamente intendere da che parte sia il regista.



Buona, come sempre in questi casi, l'interpretazione di Matt Damon. Credibili nel ruolo sia Greg Kinnear che Brendan Gleeson, che risultano essere ottimi comprimari. Valida la prova, nel ruolo del cittadino iracheno che aiuta il protagonista, di Khalid Abdalla.

Giudizio sintetico: @@@@

Film non adatto ai bambini per le tematiche affrontate e le scene di guerra.

Film visto al Martos Metropolitan, sala 7. 

Il trailer:

sabato 22 maggio 2010

è complicato: recensione, trailer e trama del film con Meryl Streep, Steve Martin ed Alec Baldwin

L'ultimo lavoro di Nancy Meyers, è complicato (it's complicated), fa parte delle commedie incentrate sull'amore a cinquant'anni, tanto amato da Hollywood negli ultimi anni, probabilmente a causa dell'età anagrafica di buona parte delle star del cinema americano. Il triangolo amoroso vede ai tre vertici artisti del calibro di Meryl Streep, la cui interpretazione le è valsa una candidatura ai Golden Globes 2010, Alec Baldwin e Steve Martin,  da poco visti come presentatori della cerimonia Oscar 2010.  E' evidente che un trio del genere garantisca al contempo qualità alla pellicola e spunti comici notevoli, così come è evidente che spalmare la storia su due ore piene può sembrare leggermente eccessivo, con il rischio che alcuni passaggi possano risultare meno frizzanti ed alcune pause evitabili.
Di seguito è in parte enunciata parte della trama del film.
 La storia è incentrata su Jane e Jake Adler, due ultracinquantenni  di Santa Barbara divorziati da oltre dieci anni,  realizzati nei propri rispettivi lavori - lei è proprietaria di un ristorante / caffetteria, lui è un avvocato -, con tre figli, che, per una serie di casualità si trovano da soli, a New York, seduti su due sgabelli al bar di un hotel, in attesa di festeggiare la laurea dell'unico figlio maschio.  Con l'aiuto di qualche bicchiere di troppo i due protagonisti si ritrovano a rinverdire i fasti di un tempo nella stanza d'hotel ed a diventare, loro malgrado, al contempo divorziati ed amanti.
 L'inversione dei ruoli,  al di là dell'aspetto irreale ed a tratti fantascientifico nella società odierna, con la donna "attempata" che ruba il marito alla "giovane e bela" e diventa così l'amante del proprio ex marito, genera una serie di equivoci ed eventi che sostengono il film e garantiscono al pubblico attimi di puro divertimento. 
Al contempo il contrasto fra l'armoniosa famiglia di origine di  Jake/Alec, con i figli ormai grandi e quella attuale ,con la moglie che istericamente cerca una nuova gravidanza ed il figlioletto di questa che tende a comandare a bacchetta il patrigno,  diverte il pubblico e offre spunti sia di riflessione che di  ilarità.
L'entrata in scena di Steve Martin, che da architetto con il compito di ristrutturare la casa di Jane/Meryl si trasforma presto in comico corteggiatore, completa la pellicola. 
Pur essendo assicurato il lieto fine, trattandosi di una commedia leggera, va sottolineato che durante la visione del film sono due i "finali" previsti dallo spettatore, in quanto si confrontano  la necessità e la voglia da parte di chi ne è uscito anzitempo di ricostruire il gruppo familiare, con tutte le consuetudini ad esso legato, ed il desiderio di riappropriarsi della propria vita e di credere nella possibilità di rivivere esperienze d'amore dopo un matrimonio fallito. 
Le due ore passano abbastanza velocemente ed ottima, come sempre del resto, è l'interpretazione di Meryl Streep, che non abbandona i fornelli dopo Julie&Julia e dà vita ad un personaggio credibile nelle proprie debolezze e proprie indecisioni.  Alec Baldwin riesce a scherzare con la propria stazza e Steve Martin è una valida spalla per gag comiche e momenti di riflessione, come sempre dai tempi di Roxanne.   Divertente e valida è l'intepretazione di John Krasinski, uno dei protagonisti della serie tv "The Office", il quale non  sfigura dinanzi ai tre mostri sacri protagonisti.
Il film è vedibile nel suo complesso ed in un paio di scene si ride a crepapelle

Giudizio globale: @@@

Film adatto ai bambini in quanto non vi sono scene particolarmente spinte nè presenza di linguaggio volgare e scene violente. E' evidente che probabilmente un pubblico troppo giovane si potrebbe annoiare, nonostante gli spunti comici. 

Visto al Martos Metropolitan, sala 3.  La sala, come già scritto più volte, è ampia, comoda, con posti riservati ed ottimo audio e video.  L'unica pecca del Metropolitan al momento è l'impossibilità di utilizzare bancomat o carte di credito... pagare solo in contanti è qualcosa di anacronistico.

Il trailer:

mercoledì 19 maggio 2010

Il cacciatore di ex: recensione, trailer e trama dell'ultimo film con Jennifer Aniston

Ne "il cacciatore di ex",  che ha come protagonisti principali Jennifer Aniston e Gerard Butler, il regista Andy Tennant (Ann and the king) mescola diversi generi, aggiungendo, a quella che fondamentalmente è una commedia romantica, spunti presi da "road movie" e film polizieschi.  La buona riuscita del film ed il conseguente successo al botteghino ( in USA ha incassato oltre sessanta milioni di dollari) sono però fondamentalmente dovuti alla bravura ed alla simpatia della Aniston e di Gerard Butler, che giocano al gatto con il topo, fra attimi di ilarità, momenti romantici e gag ben riuscite.  Quel che lascia sinceramente perplessi è proprio la storia, con ben tre differenti filoni narrativi, così distanti fra loro e non sempre facilmente riconducibili ad una stessa trama.

Di seguito è svelata parte della trama

Jennifer Aniston interpreta Nicole, rampante giornalista di successo sempre a caccia di nuovi scoop,  che si ritrova ad essere ricercata in quanto non presente ad un'udienza di tribunale che la vedeva imputata, per un motivo curioso che verrà svelato durante la proiezione.  Gerard Butler è Milo, ex marito di Nicole, ex poliziotto, attualmente cacciatore di taglie per conto di un garante di cauzioni in tribunale.  Accanto a loro ruotano una serie di personaggi secondari, tutti intenti, per un motivo o l'altro, a cercare di trovare o catturare i due protagonisti , da una città all'altra, attraverso i casinò di Atlantic City e luoghi  curiosi come un centro tatuaggi molto alternativo, un golf club molto esclusivo ed un motel dedicato agli sposini.  Fra goffi colleghi innamorati, allibratori inviperiti, poliziotti corrotti ed amici più o meno affidabili, sembra che tutto contribuisca a creare acredini nella ex-coppia più che a favorirne un riavvicinamento.  Il finale è abbastanza prevedibile e l'happy end è garantito.

Clicca qui per vedere il trailer.

giudizio sintetico: @@@

Film adatto ai bambini in quanto sono assenti sia scene di sesso che realmente violente.

VIsto al cinema "The Space" cinema (ex - Med) di Fuorigrotta, sala 10. Il nome è nuovo, andrebbe rinnovato notevolmente anche il cinema: la tappezzeria delle poltrone in sala era sporca e logora ed in più punti apparivano le imbottiture gialle degli schienali. Il luogo non vale il prezzo del biglietto, pari a quello pagato in altri multiplex di gran lunga meglio tenuti.

Io & Marilyn: recensione e trailer del film di Leonardo Pieraccioni (in uscita il 19 maggio su DVD)


Come facilmente intuibile dal titolo, questa recensione  è dedicata ad uno dei film "natalizi" usciti nel dicembre 2009, dal 19 maggio 2010 in DVD: Io e Marilyn di Leonardo Pieraccioni.
Pur essendo un prodotto studiato appositamente per il pubblico natalizio, in cerca di risate facili e difficilmente propenso ad elucubrazioni mentali, bisogna  ammettere  che i 96 minuti di proiezione scorrono fluidi, senza noia e che la pellicola nel suo complesso risulta discreta e "vedibile".
L'espediente "Marilyn", ovvero la comparsa del fantasma della bella ed indimenticata attrice americana in seguito ad una curiosa seduta spiritica, è ottimo spunto per il regista sia per creare situazioni comiche che costringono lo spettatore ad una facile risata, sia per analizzare in maniera forse un po' più profonda di quanto accada nei "soliti" suoi film, lo stato d'animo del protagonista, toscano puro e "sfigato" come in quasi tutti i film dell'attore/regista e, come sempre, dal nome abbastanza improponibile. 
Fra le novità proposte risulta simpatica e riuscita l'accoppiata inedita Luca Laurenti - Massimo Ceccherini,  buona la prestazione di Rocco Papaleo, oltre a quella del protagonista. Discreta, con qualche volgarità di troppo la prova di Biagio Izzo.  Una delle novità, rispetto a lavori passati, è proprio nella presenza forte di coprotagonisti che in molti casi rubano la scena ai "soliti" personaggi pieraccioneschi: buona parte delle gag riuscite risulta avere come protagonisti i personaggi secondari, lontani dai soliti stereotipi fiorentini e toscani.
Il confronto fra il circense, atletico e spavaldo napoletano ed il "tecnico delle piscine" fiorentino, abituato ad una vita "classica" è ben riuscito, offre spunti comici e dà la possibilità al regista di inserire anche qualche nota di "morale", volta a ricordare quanto sia più difficile affrontare la vita quotidiana rispetto ad affrontare le fauci di una tigre, fra l'altro mansueta più di un gattino.

Giudizio: @@

Film adatto ai bambini, non sono presenti scene violente o di nudo. Va segnalata qualche volgarità di troppo, in dialetto napoletano o fiorentino.

Una nota doverosa riguardante la sala cinematografica: il film è stato visto in sala 4 dell'appena riaperto Martos Metropolitan, rinato dopo otto mesi dalle ceneri del Warner Village Metropolitan. Non sono stati fatti particolari lavori di ristrutturazione, il cinema risulta praticamente lo stesso di pochi mesi fa, con l'unica differenza data dalla sparizione - ovvia-  di tutte le raffigurazioni dei personaggi dei cartoon Warner Bros.  La sala risulta essere comoda e lo schermo grande, i posti sono numerati e preselezionati all'atto della vendita del biglietto. Ad oggi non era ancora possibile pagare con carta di credito o bancomat, mentre il sito internet, già attivo, prevede la possibilità di prenotare via web o via sms, previa iscrizione, ma da un primo controllo sembra che il servizio sia ancora in "fase di rodaggio" e non completamente funzionante.  Un ritorno, comunque, notevole per Napoli, essendo il Metropolitan il miglior cinema presente in città, per qualità dei servizi e collocazione geografica.

Ps
il trailer

martedì 18 maggio 2010

Julie & Julia: recensione del film con Meryl Streep

Due donne, una passione, tanti punti in comune, distanti fra loro cinquanta anni.
Julie e Julia è  la storia di due donne che nella passione per la cucina hanno trovato non solo uno scopo ma anche un mezzo per migliorare la propria vita.
Ispirata a due storie vere, tratto da un libro la cui autrice è anche il personaggio protagonista del film, la trama ripercorre la strada verso il successo di due donne, Julia del 1949 e Julie del 2002, attraverso una serie di ricette di cucina francese.  Julia, interpretata magistralmente da Meryl Streep, che qui ritrova come partner Stanley Tucci (Il Diavolo Veste Prada), è Julia Child, personaggio stranoto negli States, in quanto uno dei primi e più famosi volti della TV anni '60, pressochè sconosciuta da noi. Julie, interpretata dalla brava Amy Adams, che colpevolmente  mi ricordo aver visto solamente nel disneyano "Come d'incanto" ma che in realtà ha già ricevuto due nomination all' Oscar, è Julie Powell, aspirante scrittrice e funzionaria governativa (anche lei), diventata famosa per il suo blog di cucina, poi diventato un libro, dedicato a Julia Child nel quale raccontava la sua personale sfida di cucinare le 524 ricette presenti sul libro-bestseller della Child in 365 giorni, a dispetto della linea e della difficoltà di reperire ingredienti di cucina francese nel Queens. 
Entrambe le protagoniste si affacciano sui fornelli per evadere e fuggire alle problematiche legate alla vita quotidiana, entrambe le protagoniste scopriranno per caso di amare la cucina. 
I due percorsi narrativi procedono quasi paralleli, con punti di incontro legati esclusivamente dal desiderio da parte di Julie di incontrare l'oramai anziana Julia.  
Nonostante l'argomento sia un po' "ostico" per il pubblico italiano che nulla sa delle vicende della protagonista, questa commedia, grazie sopratutto alla bravura delle due protagoniste,  risulta piacevole da guardare, amabile, da gustare ed assaporare piatto per piatto. 

Giudizio complessivo:  @@@@

Visto al Delle Palme, sala 2 ( sala piccola, schermo piccolo, posti scomodi)

Trailer:


Robin hood con Russel Crowe di Ridley Scott: recensione e trama (2010)

Narrare le gesta di Robin Hood rappresenta una sfida per qualsiasi regista, dato che tanto si è scritto e tantissimo si è visto sull'eroico arciere che rubava ai ricchi per dare ai poveri.  La trasposizione cinematografica proposta dal duo Ridley Scott - Russel Crowe, nuovamente insieme dopo i tanti successi degli ultimi anni, a partire da Il Gladiatore fino ad arrivare a Nessuna verità, passando per Un' ottima annata e American Gangster, aggiunge interessanti tasselli a quanto già visto nel passato.    Il regista del primo Alien, evitando di soffermarsi sugli aspetti classici della leggenda di Robin Hood ed affrontando la storia partendo dal principio, in una sorta di narrazione sul come sia nata la leggenda,  riesce a rendere originale un racconto che tutti gli spettatori, all'ingresso nel cinema, sono convinti di conoscere a menadito, in modo tale da creare sia l'attesa che la suspence necessarie per una pellicola che tratta di gesta epiche ed al contempo non previste per quanto riguarda una storia arcinota.


Di seguito è descritta parte della trama

L'arciere Robin Longstride fa parte dell'esercito di Riccardo I cuor di leone che, rientrando dalla crociata, si attarda nelle campagne francesi saccheggiando i castelli dei nobili transalpini.  Re Riccardo appare come un guerriero che ha perso lo smalto di un tempo, ma che non esita a comandare qualsiasi azione di battaglia, partecipando in prima linea assieme ai propri cavalieri.  
I dieci anni di assenza, la reggenza da parte dello scapestrato fratello Giovanni,  i numerosi balzelli necessari per sostenere l'onerosa campagna militare hanno ridotto l'Inghilterra tutta e Nottingham in particolare, allo stremo.
La morte del re Riccardo, in circostanze curiose ad opera di un'improvvisato arciere, durante uno degli ultimi assedi prima di attraversare la Manica ed una promessa fatta ad un cavaliere, Robert Loxley, in punto di morte stravolgeranno  la vita di Robin e dei suoi amici, dando loro la possibilità di costruirsi un futuro alternativo a quello a loro destinato e di tornare in patria.  La frase incisa sulla spada del cavaliere defunto,  "rise and rise again until lambs become lions", ribellarsi e ribellarsi ancora finchè gli agnelli diventeranno leoni, tormenta il protagonista in quanto sembra rappresentare qualcosa del passato suo e di un padre che non vede da quando era bambino e costituisce la cerniera che lega le diverse parti della narrazione.  L'incontro con Sir Walter Loxley e con la moglie del defunto cavaliere, lady Marian,  trasformerà radicalmente la vita di Robin,  che riuscirà ad illuminare gli aspetti bui del proprio passato e che assumerà l'identità del defunto Robert e contestualmente diventerà Robin Hood per difendere i poveri dai soprusi degli sgherri del re.  

Il film nel suo complesso è piacevole da vedere e le quasi due ore e mezza scorrono veloci e senza pause.  Le ricostruzioni dell' Inghilterra medievale sono ben realizzate e grande attenzione è stata data alla cura dei particolari, sia per quanto riguarda i costumi che per quanto riguarda le scene di vita quotidiana.  Le scene di guerra sono ovviamente ben realizzaate, con una citazione abbastanza evidente a "Salvate il soldato Ryan" per quanto riguarda la scena dello "sbarco" dei francesi sulla costa inglese.   Buona l'interpretazione di Russel Crowe, pienamente a proprio agio in un ruolo sotto certi aspetti simile a quello interpretato ne Il Gladiatore,  ottima l'interpretazione di una Kate Blanchett che riesce a trasmettere allo spettatore tutte le difficoltà di una Lady Marian che da nobile deve reinventarsi governante e contadina, nonchè spadaccina.  Fra i comprimari, buona  l'interpretazione di Mark Strong, nuovamente "cattivo" dopo essere stato avversario di Robert Downey Jr nel recente Sherlock Holmes e quella di Max Von Sydow, il padre Merrin de L'esorcista, nel ruolo dell'anziano e cieco Sir Walter Loxley.

Giudizio complessivo: @@@@


Film non adatto ai bambini per alcune scene violente durante gli scontri in battaglia


Visto al Modernissimo, sala1.  La sala è grande ed i posti risultano abbastanza comodi. Lo schermo è grande.  Difetto notevole della sala è la presenza al piano di due soli wc, uno per sesso.

Questa recensione, con leggere modifiche,  è presente anche ne "Il laboratorio di Fabrizio Reale"

Nemico Pubblico: recensione del film con Johnny Depp e Christian Bale

Siamo nella Chicago anni '30: anche se l'era dell'oro di Capone è oramai tramontata, la città è ancora sede di grandi traffici criminali e meta preferita dei gangster più famosi. Basato su una storia vera, quella del famoso John Dillinger, nemico pubblico numero uno della polizia di Chicago, famosissimo fra la gente al punto da essere quasi ammirato come un novello Robin Hood,  "Nemico Pubblico" affronta le tematiche classiche del gangster movie e descrive, seppur velocemente e senza far perdere il filo conduttore della storia  allo spettatore,  mafia, malcostume e corruzione,  vizi ed abitudini degli Stati Uniti anni '30.
Il film si  inserisce nel filone dei "gangster drama", ammiccando ad antiche pellicole con Clark Gable - in alcune scene "al cinema" si proietta Manhattan melodrama" -, soffermandosi sulla figura del nemico pubblico numero uno  quel tanto che basta per mettere a fuoco il personaggio del bello e dannato, rapinatore gentiluomo e dedicando ai comprimari un giusto numero di fotogrammi, tali da permettere allo spettatore di delinearne la conformazione caratteriale senza allontanarsi dal filone narrativo principale. 
  Buona la prova di Johnny Depp, ovviamente adattissimo al ruolo, discreta la prestazione di Christian Bale, così come quella di  Marion Cotillard, vista in "Un'ottima annata" e premio Oscar per aver interpretato Edith Piaf in "La vie en rose".

giudizio complessivo: @@@

Visto al Modernissimo, sala 1: sala grande, schermo super e posti comodi
Giudizio in breve:  E' un film da vedere, a parte una sparatoria a mio avviso un po' troppo lunga  le due ore e 20 minuti scorrono rapide e senza alcun attimo di noia. 
BAMBINI:  Non adatto ai bambini per presenza di scene violente,  alcune sparatorie descritte con realismo e scene di percosse.

Una nuova avventura: un blog dedicato alle recensioni dei film

A distanza di quasi nove mesi dalla nascita del laboratorio napoletano, ho deciso di creare questa sorta di spin off dedicata al mondo del cinema, in quanto le tante recensioni realizzate in questi mesi, che verranno riproposte in versione riveduta e corretta, meritano più spazio ed è ora che il sottoscritto provi a cimentarsi con un blog monotematico.  Verrà dato spazio anche ai film già usciti ed ai trailer dei film in uscita.  Spero di riuscire a realizzare questo ulteriore progetto.

A presto

Fabrizio



nota bene

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge nr. 62 del 7/03/2001.
L'autore dichiara inoltre di non essere responsabile dei commenti inseriti nei post, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata.
Le immagini ed i video presenti nel blog provengono dal web e quindi valutate di dominio pubblico. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione o per qualsiasi violazione di copyright, non avranno che da segnalarlo e l'autore provvederà alla rimozione immediata.