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giovedì 13 dicembre 2012

Il Peggior Natale della Mia Vita: recensione del film con Fabio de Luigi


Il peggior Natale della mia vita rientra fra quei sequel che vengono realizzati sulla base di un successo al botteghino in parte inatteso della pellicola originale: stessi protagonisti, qualche new entry, nuova location ma stesso canovaccio.  Uscito nelle sale il 22 novembre 2012, scritto dal regista Alessandro Genovesi e da Fabio de Luigi, Il peggior Natale della mia vita è una di quelle commedie natalizie realizzate per un pubblico che vuole ridere e divagare, senza alcuna vera pretesa.  
Fabio de Luigi ha il pregio di riuscire a rendere esilaranti alcune scene, anche grazie alla mimica del volto, nonostante in molti casi la trama risulti scontata e prevedibile, con lo spettatore che capisce quel che sta per accadere sullo schermo fin troppo in anticipo. 
Le variazioni sul tema rispetto a La peggior settimana della mia vita sono quelle tipiche di pellicole natalizie: la vacanza, il viaggio in una località famosa (Gressoney in questo caso), i regali e la festa del Natale, una serie di improbabili disavventure. 
Per il resto il Paolo interpretato da De Luigi continua a far danni ed a mietere vittime (in questo caso morirà il canarino, nel precedente era stato ucciso il cane), sua moglie, incinta, cercherà come sempre di rassicurarlo ed i suoceri lo odieranno sempre di più. Il resto è contorno ad un tema già visto.

Simpatico ma un po' ripetitivo Fabio de Luigi, fin troppo bonaccione e sornione Diego Abatantuono, un po' sprecato nel ruolo, discreto Antonio Catania, così come Anna Bonaiuto, che ha sostituito la Guerritore nel ruolo di Clara, la madre della sposa.  Sia per Cristiana Capotondi che per Laura Chiatti, che interpretano due amiche-nemiche incinte, si ha la sensazione che si sia concesso il minimo sindacale in quanto a performance.

Giudizio complessivo: @@ 1/2

Colpi di fulmine: foto, trailer e trama del film di Natale targato Neri Parenti


Con Colpi di Fulmine il cinepanettone targato De Laurentiis prova a rinnovarsi, rinnegando in parte se stesso, alla luce della "crisi" di un genere, quello della commedia leggera natalizia all'italiana, oramai stantio per età e carenza di idee. Neri Parenti ha cercato quindi di trarre spunto dall'idea dell'amore a prima vista: " gli innamoramenti possono nascere in mille modi, possono avvenire ad ogni latitudine o spazio temporale e con un’infinita serie di tipologie. [... ] nessuno prima di noi aveva pensato a rendere estreme delle situazioni che nascono dall’amore a prima vista, tutti hanno avuto paura e hanno preferito virare sul sentimentale. noi teniamo alta la barra della comicità pura, facendo solo una leggerissima incursione nelle situazioni più apertamente amorose; per me è stato bello anche poter tornare a girare dei baci, non lo facevo da circa 20 anni! I due episodi che compongono il film sono piuttosto diversi, e così nella stesura della sceneggiatura (alla quale ho partecipato) abbiamo avuto punti di riferimento differenti." (Dalle note di regia).
Aurelio De Laurentiis ha cercato di rinnovare il genere affiancando a Christian de Sica figure come Lillo e Greg, Arisa, Anna Foglietta, Luisa Ranieri, mai apparse in precedenza nei cinepanettoni natalizi.


Il trailer del film Colpi di fulmine, in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 13 dicembre 2012, è disponibile su youtube
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PERSONAGGI  ED  INTERPRETI di Colpi di fulmine
alberto Benni Christian De sica
angela Luisa Ranieri
La perpetua tina Arisa
Il sagrestano oscar Simone Barbato
ermete Maria Grilli “greg” Claudio Gregori
Ferdinando “Lillo” Pasquale Petrolo
Adele Ventresca Anna Foglietta

Sinossi
Colpi di fulmine è un film che affronta il tema dell’amore a prima vista. Un film in due episodi estremamente comici ed entrambi ricchi di battute, sorprese e con un grande cast. nella prima parte uno psichiatra, alberto (interpretato da Christian De sica) finisce per errore nel mirino del fisco. temendo di andare in prigione prima di riuscire a chiarire la propria posizione, si traveste da prete e si rifugia in un paesino del trentino, dove si finge il nuovo parroco della piccola comunità. alberto è totalmente ignaro delle pratiche religiose ma grazie alla sua esperienza professionale entra perfettamente in sintonia con i parrocchiani e i compaesani, aiutato anche dal sagrestano e chierichetto oscar (simone Barbato, il mimo di Zelig) e dalla fidata perpetua tina (Arisa). oscar è muto, tina ha un forte accento lucano e così la comunicazione tra i tre non è affatto facile, e incomprensioni, doppi sensi, semplici conversazioni si tramutano in situazioni esilaranti. tutto si complica ancora di più quando il finto prete si innamora a prima vista di una bellissima donna (Luisa ranieri). per entrambi è un amore inconfessabile: per lei perché lo crede un vero prete, per lui perché sa di essere un finto prete. La comicità continua fino ad un finale a sorpresa. greg, Lillo e Anna Foglietta sono i protagonisti del secondo “colpo di fulmine”. La storia si svolge a roma e greg interpreta l’ambasciatore italiano presso la santa sede. Il diplomatico, come il suo ruolo impone, è forbito nell’eloquio e impeccabile nei modi. Ma, per la legge del contrappasso, perde la testa per una pescivendola (Anna Foglietta) che parla solo in romanesco e ha modi grossolani da popolana verace. La donna detesta i formalismi e così l’ambasciatore, per poterla avvicinare e conquistarla, si fa aiutare dal proprio autista (Lillo) per cercare di trasformarsi in un vero coatto. L’ambasciatore e il suo autista dovranno fare i salti mortali per risolvere una situazione impossibile….ma “al colpo di fulmine” non si comanda…

martedì 13 novembre 2012

Argo: recensione e trama del film di e con Ben Affleck



Teheran, 4 novembre 1979: in piena rivoluzione centinaia di militanti fanno irruzione nell'ambasciata americana, prendendo in ostaggio cinquanta dignitari e dipendenti americani mentre sei riescono a fuggire ed a rifugiarsi negli appartamenti dell'ambasciatore canadese. Sarà compito della CIA e degli Esteri trovare il modo per far uscire da un paese infuocato i sei cittadini americani prima che vengano scoperti ed impiccati pubblicamente.
Basato su una emozionante storia vera, declassificata da top secret solamente da Bill Clinton nella seconda metà degli anni '90, Argo  è un mix fra pellicola drammatica e thriller, con non pochi aspetti documentaristici.  Ben Affleck, nuovamente dietro la macchina da presa a due anni da The Town, pesca abbondantemente dai documenti della CIA e dalle immagini storiche dell'epoca, ricostruendo alla perfezione le istantanee di un'epoca e facendo sì che la trama del film possa snodarsi attraverso i solchi lasciati dalla storia vera.
Il risultato è un film ben costruito, un thriller che gioca sugli stati emozionali dei protagonisti e degli spettatori stessi, rallentando il ritmo della narrazione solo raramente e facendo sì che chi guarda possa restare incollato alla sedia per due ore senza quasi accorgersene.
Più leggero nella prima ora di proiezione, quando vengono trattate tematiche che permettono ad Affleck di ironizzare sia sull'industria cinematografica - emblematica la frase fatta pronunciare a John Chambers/John Goodman -
Quindi tu vuoi venire a Hollywood, far finta che stai lavorando ad un progetto grandioso  senza realizzarlo veramente, giusto?Allora hai scelto il posto giusto!”
sia sui servizi americani, incapaci all'inizio di collaborare fra loro. 
Pian piano che il fulcro della narrazione si sposta in Iran il pathos aumenta e protagonisti diventano i sei cittadini americani, l'ambasciatore canadese e sua moglie, la giovane cameriera iraniana, in un contesto di fine anni '70 ricostruito alla perfezione nelle ambientazioni, nella scelta dei colori e degli abbigliamenti dei protagonisti.

Bravo Affleck nel doppio ruolo di regista e protagonista, maturo come regista ed ottimo come Tony Mendez.  Piace John Goodman nei panni di John Chambers mentre è ottimo Alan Arkin nei panni di Lester Siegel, anziano produttore che vive di glorie antiche.   Recitano bene nei panni dei sei americani  Tate Donovan, Clea DuVall, Scott McNairy, Rory Cochrane, Christopher Denham e Kerry Bishé, riportati perfettamente da truccatori e costumisti nel 1979, fra baffoni folti, barbe e occhialoni vintage.
Nel cast figura anche Victor Garber nel ruolo dell'ambasciatore canadese. 

Giudizio complessivo: @@@@@
Di seguito è descritta parte della trama
Il 4 novembre 1979 l'ambasciata americana di Teheran è assediata ed attaccata dai rivoluzionari iraniani: inizia il calvario per i cinquantasei dipendenti cittadini americani. Sei di questi, impiegati dell'ufficio aperto al pubblico per il rilascio dei visti, scelgono di fuggire ed uscire dall'ambasciata nel momento stesso in cui aiutano gli iraniani presenti ad allontanarsi per evitare ritorsioni. Riusciranno a rifugiarsi negli appartamenti dell'ambasciatore canadese.  Negli States dopo alcune settimane di stallo si decide di intervenire per salvare i sei prima che vengano scoperti - centinaia di bambini stanno infatti lavorando in capannoni per riassemblare i documenti dell'ambasciata distrutti in modo tale da individuare foto e mansioni di tutti i dipendenti. Per l'occasione è chiamato come consulente Tony Mendez, un "exfiltratore", ovvero un esperto di "exfiltration", le operazioni di allontanamento immediato di personale alleato da un lugoo quando questo sia diventato estremamente pericoloso. L'esperto di coperture, all'ascoltare i piani messi in atto dagli Esteri (spacciare i sei per docenti di una scuola per stranieri chiusa da otto mesi oppure farli fuggire in bicicletta per 300 miglia nel freddo inverno iraniano) mette a punto un piano tanto assurdo da risultare "il migliore dei cattivi piani" in possesso degli States:  produrre un falso film e far uscire i sei come operatori dell'industria cinematografica, alla luce del giorno, dall'aeroporto principale della città.  All'inizio sembrerà più complesso convincere chi vive in una Hollywood malconcia come all'epoca lo era la celebre scritta sulla collina, piuttosto che i dirigenti dell'Intelligence e la Casa Bianca.

sabato 3 novembre 2012

007 Skyfall: recensione del film con Daniel Craig, Judi Dench e Javier Bardem


A cinquanta anni di distanza dalla prima pellicola, James Bond torna nelle sale cinematografiche con 007 Skyfall, ad interpretarlo è per la terza volta Daniel Craig.
Non deve pertanto stupire che, in occasione di un anniversario così importante, il film sia di qualità superiore rispetto alla media e che sia il tema del pensionamento collegato a quello della resurrezione (non solo professionale) del protagonista  e del necessario rinnovamento ad essere il vero protagonista. 
Il James Bond di Craig, diretto da Sam Mendes, è infatti uno 007 stanco e provato, tentato di sparire definitivamente dalla scena per godersi una meritata pensione.
 Allo stesso modo la M di Judi Dench (magistrale ancora una volta) lotta con fierezza per ottenere l'obiettivo di lasciare l'MI6 in condizioni migliori rispetto al suo arrivo, sette pellicole fa cinematograficamente parlando, nonostante l'agenzia sia sotto attacco da parte di uno spietato nemico.
Pensione e risurrezione, giovani ed anziani, il filo conduttore dell'intera trama è quello del confronto generazionale, fra i giovani convinti di essere in grado di pensionare i propri predecessori e "vecchietti" pronti a dimostrare di essere ancora adatti al ruolo ricoperto.
Il prologo rientra nei clichè tipici dello spy movie, con una spia che fugge dopo aver rubato dati sensibili e gli agenti "buoni" che si lanciano in un inseguimento spettacolare, fra corse in moto sui tetti del bazar di Istanbul e lotte per la sopravvivenza su un treno in corsa. Il tema del conflitto generazionale è predominante fino all'entrata in scena dell'antagonista di Bond, allorquando allo scontro fra nuovi e vecchi agenti dell' MI6 si sostituisce quello fra l'agente buono, legato alla patria al punto da sacrificare se stesso e l'ex agente maledetto, ritenuto morto da anni e pronto a vendicarsi non tanto dell' MI6 intero quanto di M, vista dal deviato Raoul Silva come una madre che ha tradito il proprio figlio prediletto, piuttosto che come un capo che deve essere pronto a sacrificare un singolo agente, anche lo stesso Bond, per il bene della nazione. 

Se Daniel Craig è impeccabile nel ruolo di un James Bond redivo, quasi risorto dalla morte per tornare a servizio di Sua Maestà,  Javier Bardem offre uno dei migliori antagonisti della spia più amata e nota al mondo, un anti-Bond che agli inseguimenti preferisce gli attacchi attraverso computer e cyberspazio, un "cattivissimo" quasi da fumetto, che a molti ha ricordato un po' il Joker di Heat Ledger.
Per sconfiggerlo, Bond dovrà tornare indietro nel tempo, fino a skyfall, la tenuta di famiglia all'interno della quale il giovane James si rifugiò per giorni alla notizia della morte dei propri genitori. Per i cinquant'anni del mito c'è infatti spazio anche per una bella dose di introspezione psicologica, fatta di richiami al passato ed alla genesi stessa del personaggio.
Trattandosi di una pellicola celebrativa, 007 Skyfall è ricca di citazioni cinematografiche, a partire da quelle dedicate a James Bond stesso. La più apprezzata dai fan è sicuramente la presenza della storica Aston Martin DB5 targata BMT 21A6, già protagonista di alcuni film di 007 negli anni'60 (Goldfinger su tutti), quando James Bond era Sean Connery, o viceversa, macchina che con le mitragliatrici nascoste sotto le luci di posizione e gli uncini che fuoriuscivano dai lati, che contribuì non poco alla nascita del "mito cinematografico" di James Bond.  Per quanto riguarda le altre citazioni, sarà compito dello spettatore scoprire sia quelle palesi che quelle più velate. 

Fra i ritorni apprezzati dai fan della spia con licenza di uccidere sicuramente quello di Q, nuovo, giovane ed un bel po' nerd e di Miss Moneypenny, la segretaria di M, a dieci anni di distanza dall'ultima apparizione, interpretata adesso da Naomie Harris.



Giudizio complessivo: @@@@@
La trama completa di 007 Skyfall è disponibile su wikipedia. 

domenica 14 ottobre 2012

Killer Joe: recensione e trama del film con Matthew McConaughey di William Friedkin



Sesso, sangue e  pollo fritto. Killer Joe è una pellicola sopra le righe, di quelle che difficilmente possono essere racchiuse all'interno di un genere. William Friedkin, regista, fra le altre, di due pellicole entrate nel gotha dei grandi classici di Hollywood, Il braccio violento della legge e l'Esorcista, prova a descrivere il degrado di una certa America fatta di case prefabbricate in periferia, famiglie disastrate, droga, alcool e scommesse attraverso una trama irreale, terribile, a tratti spaventosa.
Se il titolo è tutto per Joe, poliziotto di Dallas che come "secondo lavoro" fa il killer di professione, è la famiglia Smith la vera protagonista, con i suoi componenti degradati, depravati, rissosi. E' su loro che si sofferma l'obiettivo del regista, descritti come poveri di intelletto, traditori, incapaci di provare anche i più naturali e semplici sentimenti. E' la presenza dello schizofrenico Joe a far collassare l'instabile equilibrio della famiglia Smith ancor più della decisione di organizzare l'omicidio della madre dei due ragazzi, vista come una cosa quasi normale, presa senza versare una lacrima.  Mentre la televisione ripete in continuazione scene degli spettacoli di giganteschi fuoristrada dalle enormi ruote, mentre un povero cane abbaia in continuazione cercando di divincolarsi le vicende di Chris e degli altri precipitano, in un crescendo di violenza e sangue.

Il film, che in America è stato proiettato con il rating NC 17, No Children 17 and Under Admitted, è uscito nelle sale cinematografiche italiane l'11 ottobre 2012 con un più che giusto "vietato ai minori di 14 anni" a causa delle scene di violenza, sesso ed ai copiosi spargimenti di sangue, oltre alle tematiche affrontate.  Sono diversi i momenti in cui il sangue scorre realisticamente a fiotti ed alcune scene sono decisamente inadatte ad un pubblico facilmente impressionabile.  Da non perdere, nel bene e nel male, la scena del pollo fritto. 

Buona la performance di Matthew McConaughey, discreti i personaggi femminili.

Di seguito è descritta parte della trama
In una piovosa serata Chris Smith, piccolo spacciatore, bussa ferocemente sulla lamiera della casa in cui vivono padre, sorella e matrigna. Dopo essere entrato ed aver litigato con quest'ultima perchè aveva aperto la porta mezza nuda, con solo una maglietta indosso, Chris chiede al padre di uscire per discutere di alcune cose importanti.  La madre, alcolizzata e drogata, le ha rubato una partita di droga ed ora il ragazzo deve restituire 6000 dollari altrimenti rischierà la vita. Avendo saputo che la madre ha un'assicurazione sulla vita di 50000 dollari la cui unica beneficiaria è la sorella Dottie, affetta apparentemente da un leggero ritardo mentale, vergine in un contesto in cui le altre donne son descritte alla stregua di prostitute.  Uccidere la madre e riscuotere l'assicurazione sembra essere l'unica soluzione ed i due decidono di prendere un appuntamento con Joe Cooper, poliziotto che come secondo lavoro è solito fare il killer su commissione, bravissimo nel far sembrare che le morti siano accidentali. Al suo arrivo "killer Joe", resosi conto che i propri clienti al momento non hanno denaro, chiederà in cambio della prestazione una "caparra" come garanzia del pagamento, la bionda Dottie...

giovedì 11 ottobre 2012

On the road: trama, trailer e foto dal film in uscita con Kristen Stewart, Garrett Hedlund e Kirsten Dunst


Presentato al festival di Cannes 2012, arriva oggi nelle sale cinematografiche italiane l'atteso "On the Road", tratto dall'omonimo celeberrimo romanzo di Jack Kerouac. Walter Salles, già regista di Central do Brasil e dei Diari della Motocicletta, porta per la prima volta sul grande schermo quello che è considerato uno dei simboli della beat generation. Nel cast figurano, fra gli altri, Kristen Stewart, Garrett Hedlund e Kirsten Dunst. 

Sinossi (dal sito ufficiale )
Dopo la morte del padre, Sal Paradise un aspirante scrittore newyorchese, incontra Dean Moriarty, giovane ex-pregiudicato dal fascino maledetto, sposato con la disinibita e seducente Marylou. Tra Sal e Dean l’intesa è immediata e simbiotica. Decisi a non farsi rinchiudere in una vita vissuta secondo le regole, i due amici rompono tutti i legami e si mettono in viaggio con Marylou. Assetati di libertà, i tre giovani partono alla scoperta del mondo, degli altri e di loro stessi. 
“Le sole persone che esistono sono quelle che hanno la demenza di vivere, discorrere, di essere salvate, che vogliono vivere tutto in un solo istante, quelle che non sanno sbadigliare.”

Il trailer ufficiale del film: http://www.youtube.com/watch?v=OunKzArBHaA

La locandina:


Il cast:
 Kristen Stewart, Garrett Hedlund, Kirsten Dunst, Sam Riley, Viggo Mortensen, Amy Adams, Tom Sturridge, Danny Morgan, Alice Braga, Elisabeth Moss
 

lunedì 24 settembre 2012

Il rosso e il blu: recensione e trama del film di Giuseppe Piccioni con Riccardo Scamarcio, Margherita Buy, Roberto Herlitzka


Il disincanto di un anziano professore, l' idealismo del giovane supplente alle prime esperienze, il distacco e l'assenza di emozioni nello svolgere il proprio lavoro della preside, nella scuola di Giuseppe Piccioni, un istituto di frontiera qualunque di Roma come di qualsiasi altra città italiana, sono le storie dei ragazzi a girare intorno a quelle dei tre protagonisti, inizialmente scorrendo accanto a loro senza alcun effetto, pian piano coinvolgendo il supplente di lettere, l'anziano professore di storia dell'arte e la preside, in modo diverso, portando questi su strade nuove o abbandonate da troppo tempo.  La voce narrante è quella del prof. Fiorito, anziano docente che con gli anni ha perso l'amore verso il proprio lavoro e la vita, al punto da odiare il proprio mestiere e soprattutto i tanti ragazzi che ogni anno si avvicendano sui banchi di classe, visti come contenitori vuoti all'interno dei quali nulla può essere messo.  A far da contraltrare è la figura del giovane prof. Prezioso, alle prime armi come docente, ancora pervaso dall'idealismo di chi ha scelto l'insegnamento come missione ed ancora non conosce quali siano possibilità e limiti che un docente deve porsi per svolgere il proprio compito. L'intera narrazione si svolge nel continuo confronto fra le due figure, a prima vista antitetiche, sul rapporto che questi hanno sia con gli alunni che con gli altri docenti. In aggiunta, in una posizione intermedia, si pone la preside o più correttamente la dirigente scolastica, una Margherita Buy abbastanza a suo agio nel ruolo di una donna combattuta fra l'affetto quasi materno verso i propri alunni in difficoltà e  l'asetticità della figura ufficiale e professionale.
Il limite della scuola di Piccioni, fra il rosso e il blu che indicano i diversi approcci educativi, è proprio il voler raccontare troppe vicende, delinando in maniera davvero approfondita solo la figura dell'anziano prof. Fiorito e lasciandone alcune appena delineate a matita, quasi inutili, come l'impalpabile ed insicura docente di scienze naturali o la gran parte degli studenti della quarta F e delle altre classi. 
I momenti più alti e cinematograficamente interessanti sono infatti quelli in cui è presente la figura interpretata da Roberto Herlitzka, mentre il prof. Prezioso di Scamarcio rischia di apparire semplicemente una sbiadita e provinciale copia del prof John Keating(magistrale fu l'interpretazione di Robin Williams ne l'Attimo Fuggente), incapace però di modificare la realtà extra scolastica dei propri alunni, al punto da sbagliare pesantemente due volte nel giudicare la stessa alunna. 
La scuola descritta ne Il rosso e il blu è in piena crisi economica e di ideali, fra carta igienica che manca, lotta fisica fra i docenti per assicurarsi l'ultima sedia disponibile, senza internet, senza videoproiettori, senza nulla di realmente tecnologico. Quel che lascia perplessi è la posizione del regista, che tende quasi a difendere gli alunni, incolpevolmente ignoranti fra genitori senza cultura e docenti senza voglia, al punto da far lanciare ad una di loro l'accusa al mondo che pretende meritocrazia e non difende chi merito non ha, come se il merito non si costruisse quotidianamente proprio a partire dai banchi di scuola, che dovrebbero essere mezzo e strumento di emersione dai bassifondi dell'ignoranza sociale e culturale. 
Anche l'ultima, meravigliosa, lezione del prof. Fiorito probabilmente non lascerà traccia perchè alla fine l'unico interesse degli alunni sarà attendere il suono della campanella che determinerà la fine delle lezioni e l'inizio delle vacanze...

Ottima la performance di Roberto Herlitzka nei panni dell'anziano prof. Fiorito, discreta la Buy. Decisamente fuori ruolo Riccardo Scamarcio, supplente davvero alle prime armi nell'impersonare un docente che avrebbe meritato un'interpretazione di ben altro spessore. Interessante la prova di Davide Giordano (il ragazzo problematico ). Simpatici alcuni degli studenti. Nella pellicola appare anche Gene Gnocchi un una rapida comparsata come marito della Buy.

Giudizio complessivo: @@@@

Di seguito è descritta parte della trama
Sta per suonare la campanella dell'inizio anno scolastico in una delle tante scuole di trincea di Roma, la preside è intenta a mettere la carta igienica nei bagni e pian piano, quasi a spintoni, si fa avanti fra la folla di ragazzini l'anziano prof. Fiorito, protagonista e voce narrante in più occasioni durante lo svolgimento della trama.  Disincantato e stanco, oramai ha rinunciato a combattere ed a insegnare la propria materia dopo anni di appassionate lezioni, Fiorito fa della sigaretta fumata in aula il simbolo del proprio schifo nei confronti sia della propria scuola in cui insegna da tempo immemore che dei ragazzi, visti come inutili ed incapaci di apprendere alcunchè.   Al contrario il prof. Prezioso (Scamarcio) arriva a scuola con tutte le ambizioni e le buone intenzioni di chi è ai primi anni di supplenza in una scuola secondaria superiore, carico di buoni propositi e con la convinzione di poter educare ancor prima che insegnare. Entrambi si trovano ad insegnare nella sezione F, con la classe quarta che diventa protagonista della scena, classe multietnica in cui proprio uno straniero, il rumeno Adam, sembra essere l'unico interessato ad apprendere, l'unico studioso e meritevole.
Uno alla volta, i tre protagonisti (preside ed i due docenti) incontreranno ciascuno un proprio alunno che muterà, indirettamente, il loro modo di porsi dinanzi al proprio ruolo nella scuola.

venerdì 21 settembre 2012

The Bourne Legacy: recensione del film




The Bourne Legacy ha la pretesa di essere un film idealmente legato alla figura di Jason Bourne, pur nella scelta di non far apparire mai la celebre spia impersonata da Matta Damon se non in fotografia. Proprio per distanziarsi dalle pellicole dirette da Paul Greengrass, Tony Gilroy, che dei capitoli precedenti era stato sceneggiatore, sceglie di dedicare i primi minuti ad inquadrare la trama in un contesto parallelo anche se strettamente collegato a quello in cui si era mosso Jason Bourne in precedenza.
Ne consegue che i primi minuti scorrano lenti, fra meravigliose immagini dell'Alaska e discussioni più o meno segrete all'interno di uffici federali, fra prelievi di sangue e pasticche colorate per la manipolazione del comportamento e delle prestazioni che ricordano altre pellicole del genere (limitless ad esempio), con il fantasma di Jason Bourne che appare e scompare nelle parole dei protagonisti e nella mente degli spettatori, contribuendo a creare un continuo confronto fra i primi episodi della saga Bourne e questo, il primo senza Paul Greengrass e Matt Damon.  Pian piano però il film che all'inizio sembra quasi corale e con una trama fin troppo spezzettata inizia a seguire un'unica direzione, quella focalizzata sulla figura dell'agente Aaron Cross (Jeremy Renner), unico sopravvissuto alla "chiusura" del programma, e quel che ne segue è un  film d'azione a tratti avvincente con inseguimenti e sparatorie.

Nonostante una bellissima fotografia, con ambientazioni spettacolari che spaziano dall'Alaska ad arcipelaghi sperduti delle Filippine, il film non convince del tutto anche a causa di una trama che appare in più punti rabberciata. In particolare la dipendenza di Aaron Cross e compagni dalle pilloline blu e verdi è debole come spunto narrativo, sia perchè si tratta di qualcosa di già visto (la pillola che incrementa le prestazioni, quella che rende più intelligenti) sia soprattutto perchè nel momento in cui non serve più alla narrazione viene eliminata con una semplice siringa.

Edward Norton è credibile nel ruolo di Eric Byer, capo di un'agenzia all'interno dell'Agenzia ma scollegata dalla CIA al punto da agire contro le regole ancor prima che al di sopra delle regole. E' forse questo il personaggio meglio delineato, ancor più del protagonista e dell'altra co-protagonista, la  Marta Shearing interpretata da Rachel Weisz.

La pellicola nel suo complesso non dispiace.
Giudizio complessivo @@@








sabato 2 giugno 2012

Marilyn: recensione e trama del film con Michelle Williams, Kenneth Branagh, Eddie Redmayne

Intenso come raramente un biopic riesce ad essere, My week with Marilyn descrive la prima esperienza nel mondo del cinema di Colin Clark (interpretato da Eddie Redmayne) e del suo incredibile incontro con Marilyn Monroe, avvenuto durante le riprese de "Il principe e la ballerina" in Inghilterra.
Marilyn, questo il titolo italiano della pellicola uscita nelle sale cinematografiche il 1 giugno 2012, inevitabilmente diventa con il passare dei minuti un film sulla Monroe, con Michelle Williams che pian piano ruba la scena ad Eddie Redmayne ed a Kenneth Branagh, divenendo figura centrale della narrazione, alla pari del personaggio da lei interpretato. Una Marilyn, quella interpretata dalla giovane attrice che, divenuta famosa nel ruolo di Jen in Dawson's creek, è già alla terza nomination all'Oscar, capace di passare dalla debolezza alla forza, dalla tristezza alla felicità, in scena o nella vita privata, in grado di fare innamorare chiunque.     Se in più di un'occasione la trama vira dal drammatico alla commedia e viceversa, è nella descrizione degli stati d'animo della diva, nella dipendenza di questa da alcool e pillole, nelle difficoltà di realizzazione del film, nel complesso rapporto fra il grande attore e la grande diva, che la pellicola assume i contorni di film biografico, anche se incentrato non più su Colin, che più volte è anche voce narrante, ma su lei, la bionda e bellissima star.
Il regista ha provato, con successo grazie anche all'interpretazione della Williams, a soffermarsi sulle contraddizioni della diva, sui sui sbalzi d'animo, su quell'essere inevitabilmente ed a tratti involontariamente la grande Marilyn, la diva, piuttosto che la semplice Norma Jeane
Ottima la performance di Michelle Williams, che ha ottenuto un Golden Globe ed una candidatura all'Oscar per l'interpretazione.  Piace moltissimo Kenneth Branagh nel ruolo di Laurence Olivier, per cui ha ricevuto una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista, proprio lui che in passato era stato definito il nuovo Olivier.  Il ricco cast - figura anche Emma Watson, la Hermione  della saga di Hary Potter, nel ruolo di una dolce guardarobiera invaghita del protagonista -è impreziosito anche dall' interpretazione di Judi Dench.   Il protagonista maschile, Eddie Redmayne, è credibile nel ruolo del ricco figlio di famiglia che sceglie di intraprendere la carriera cinematografica, passando dalla magione di famiglia ad una bettola di campagna pur di star vicino agli studios.

Giudizio complessivo: @@@@@

Di seguito è descritta parte della trama del film Marilyn
La pellicola narra di alcune fasi della realizzazione della commedia Il principe e la ballerina, diretta da Laurence Olivier, che volle come protagonista per la trasposizione cinematografica della piece teatrale la diva hollywoodian. Sotto gli occhi di un giovane Colin Clark, entrato nel mondo del cinema per essersi caparbiamente e costantemente proposto come assistente, sfilano intorno alla figura carismatica di Olivier, Vivien Leigh, Arthur Miller, il celebre fotografo Milton Greene e  Sybil Thorndike. Lo stesso Clark, da giovane terzo assistente del regista, si troverà coinvolto nelle vicende legate alla bionda diva, travolto dalla bellezza e dalla dolcezza di questa.

martedì 13 marzo 2012

Ghost Rider: spirito di vendetta: trama, backstage, immagini e note del film con Nicolas Cage e Violante Placido


A distanza di cinque anni dal primo episodio, che aveva fruttato oltre 100 milioni di dollari al botteghino americano, Nicolas Cage ritorna a calarsi nei panni di Johnny Blaze in GHOST RIDER: SPIRIT OF VENGEANCE.  In questo nuovo capitolo della saga, diretto da Neveldine/Taylor, (Crank) Johnny è ancora alle prese con la maledizione del cacciatore di taglie del diavolo… ma dopo l’incontro con il leader di un gruppo di monaci ribelli (Idris Elba) sembra disposto a tutto pur di salvare un ragazzino dalle grinfie del diavolo - e liberarsi una volta per tutte dalla maledizione che lo perseguita.
Il film uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 23 marzo 2012. 
Di seguito sono riportati alcune fotografie scattate durante le riprese del film ed un video sul backstage di Ghost Rider - Spirito di vendetta che mette in evidenza quanto spericolate e sotto certi aspetti folli siano state certe riprese, con entrambi i registi trasformati in un veri e propri stuntman.
Da sottolineare il fatto che Nicolas Cage in questo film interpreta il doppio ruolo di Johnny Blaze e Ghost Rider, mentre nel precedente il  diabolico motociclista dal teschio infuocato era interpretato esclusivamente da stuntmen.
riprese in rollerblade: il regista si trasforma in stuntman
 
la bella Violante Placido in una scena del film
una scena del film

I realizzatori ed il cast del film
Soggetto David S. Goyer, ispirato al fumetto della Marvel
Sceneggiatura Scott M. Gimple, Seth Hoffman e David S. Goyer

Produttori Steven Paul
Ashok Amritraj
Michael De Luca
Avi Arad
Ari Arad

Produttori esecutiviE. Bennet Walsh, David S. Goye, Stan Le, Mark Steven Johnson

Direttore della Fotografia Brandon Trost

I protagonisti principali

Nicolas Cage: Johnny Blaze / Ghost Rider
Johnny Whitworth: Roarke / Blackout
Ciarán Hinds: Mefistofele
Idris Elba: Moreau
Note di regia

“Eravamo entrambi molto elettrizzati all’idea di dirigere questo film”, commenta Taylor, uno dei registi del film. “L’idea ci piaceva moltissimo per due motivi: innanzitutto per l’opportunità di dirigere un film che fa parte di una saga interpretata da Nicolas Cage, e secondo, perché ci ha dato l’occasione di lavorare su un fumetto all’avanguardia e di grande successo il cui protagonista è un tizio con il cranio in fiamme che assesta colpi a destra e a manca” aggiunge l’altro regista, Neveldine. “Credo che questa volta i produttori desiderassero spingersi un po’ oltre, ed è per questo che il nostro stile e il nostro modo di lavorare sono sembrati la scelta più appropriata. Hanno ritenuto che saremmo riusciti a fare esattamente il film che desideravano e per questo ci siamo trovati perfettamente in sintonia.”
Liberi di rendere il film più aggressivo e di spingersi oltre i limiti del capitolo precedente, i due registi hanno potuto dare libero sfogo alla loro immaginazione. “L’unica cosa che sapevamo con certezza e che desideravamo mantenere del primo film era Nick Cage ma sapevano anche che avremmo cambiato tutto il resto, compresi il suo aspetto, la sua maniera di vestirsi e persino la sua moto. E per nostra fortuna, i dirigenti dello studio hanno detto: “A noi va benissimo, è un’idea fantastica ed è esattamente quello che vi avremmo chiesto.” E’ stato questo il punto dal quale siamo partiti. Ma quello che cercavamo in realtà era uno stato d’animo, un modo di essere, di sentire, un’estetica.”
Neveldine e Taylor hanno uno stile e un modo di lavorare che si potrebbero definire “cinetici”, sia davanti sia dietro la macchina da presa, come spiega il protagonista Nicolas Cage. “L’energia che ha caratterizzato la realizzazione di questo film l’ha trasformata in un’esperienza unica,” racconta l’attore. “E’ stata un’esperienza molto più “selvaggia”, quasi spericolata – soprattutto per quanto riguarda la maniera di girare di Mark Neveldine. Quando ha la macchina da presa in mano, si trasforma in una specie di stuntman, rischiando la vita centinaia di volte, appeso a una fune o sfrecciando sui Rollerblades. E’ un cineasta molto attivo. Gli appassionati del genere resteranno stupefatti dalla fotografia e dal lavoro spericolato e folle realizzato da Mark, Brian e dal direttore della fotografia Brandon Trost.”
E mentre altri registi avrebbero optato per il computer e la tecnologia più all’avanguardia per ricostruire l’universo di Ghost Rider, Neveldine/Taylor hanno cercato di girare più scene possibili su veri set. “Abbiamo utilizzato le controfigure e abbiamo filmato delle vere corse in motocicletta – anche se la testa del protagonista si infiamma solo al computer,” aggiunge Taylor. “Credo che la nostra maniera di girare regali allo spettatore un’esperienza più reale e coinvolgente.”

Le motociclette del film Ghost Riderd
Per l’iconica motocicletta di Johnny Blaze, i registi hanno scelto la Yamaha V-Max.
E poi c’é l’altra motocicletta, quella di Ghost Rider. La moto di Blaze cambia – come lui del resto – quando si trasforma in Ghost Rider: la sua moto è una Moto Infernale, ed è totalmente diversa: è come se fosse fatta di lava fusa, sembra una motocicletta che è scampata a un incendio..”
La motocicletta di Moreau infine è una Ural Solo 750 russa, riadattata e dotata di una nuova sella in pelle e di borse di pelle vintage.
Ma il veicolo sicuramente più impressionante del film è il gigantesco Bagger 288 comandato da Ghost Rider durante l’esplosiva battaglia nella cava contro l’armatissimo Carrigan e la sua truppa. Il Bagger è un gigantesco escavatore o un macchinario da miniera lungo circa 23 metri e alto 10.

domenica 19 febbraio 2012

Paradiso amaro: recensione e trama del film con George Clooney

The Descendants, uscito nelle sale cinematografiche italiane con l'improprio titolo Paradiso amaro, il cui significato è stravolto come purtroppo spesso accade in Italia,  è uno dei film più attesi alla cerimonia degli Oscar 2012. Alexander Payne riesce a raccontare con delicatezza e bravura un dramma familiare, insistendo sul rapporto  fra un padre e le proprie figlie e fra un uomo ed il passato della propria famiglia indissolubilmente legata alla terra natia, quelle isole Hawaii che diventano protagoniste al pari di Matt King, interpretato da un ottimo George Clooney, in grado di offrire una delle proprie migliori prestazioni sul grande schermo. Tratto dal bestseller "Eredi di un mondo sbagliato" di Kaui Hart Hemming, ambientato in alcune delle principali isole dell'arcipelago delle Hawaii, Paradiso Amaro / The descendants può contare su una sceneggiatura da Oscar - una delle cinque nomination è per la migliore sceneggiatura non originale - ed una trama bene ordita e costruita attorno alla figura predominante di Matt King- George Clooney, protagonista in campo e fuori, essendo in parte anche voce narrante, perfetto nell'interpretare la mutazione caratteriale di un uomo forte travolto dagli eventi, di un padre disabituato ad avere un dialogo con le proprie figlie, di un marito non preparato nè a perdere la propria amata nè a scoprire di essere stato tradito, di un uomo pronto a non rinnegare il proprio passato ed a prendere decisioni anche difficili pur di salvaguardare il patrimonio paesaggistico, una incontaminata spiaggia con annessa foresta tropicale, che lui ed i propri cugini hanno ereditato.  La meravigliosa ambientazione contribuisce a stemperare il dramma, così come alcune figure di contorno hanno il ruolo ben delineato di far assumere toni da commedia a quella che in diversi momenti altro non è che una vera pellicola drammatica e non una "dramedy", commedia drammatica tanto in voga ad Hollywood, come è non a torto catalogata dai principali siti e blog cinefili.
La pellicola nel suo complesso piace, in un continuo alternare momenti tragici ad altri più leggeri, fra scene crude accanto ad un lettino d'ospedale ed una corsa in ciabatte a perdifiato, una lacrima che scende lentamente sul volto segnato dalle rughe del protagonista ed un dito medio alzato dalla piccola Scottie, riflessioni sul testamento biologico ed un cazzotto mollato in pieno volto dal nonno all'amico della nipote.

Ottima la prova di George Clooney, aiutato da una sceneggiatura costruita appositamente per mettere in risalto il protagonista principale, a conferma che un ruolo drammatico gli si addice più di tanti ruoli in pelicole leggere che ha interpretato nel recente passato. Molto brava la giovane Shailene Woodley, capace di ottenere una nomination come migliore attrice non protagonista ai Golden Globe 2012 all'esordio sul grande schermo dopo esser stata protagonista della serie tv La vita segreta di una teenager americana.
Piace la piccola Amara Miller, nei panni di Scottie, diverte e fa riflettere Nick Krause in un ruolo, quello di Sid l'amico di Alexandra, che spesso serve esclusivamente a stemperare la tensione nello spettatore e portare il pubblico ad inaspettata ilarità. Nel cast figurano anche Beau Bridges, Matthew Lillard (lo Shaggy della versione cinematografica di Scooby-Doo), Robert Forster e Judy Greer.

Giudizio complessivo @@@@@
Di seguito e' descritta parte della trama
Matt King è un avvocato hawaiano che, accorso al capezzale della moglie Elizabeth in coma dopo un grave incidente durante una gara in motoscafo, si rende conto di essere stato distante dai propri affetti e promette a se stesso di aver maggiore cura sia della moglie, che della piccola Scottie, la figlia di dieci anni, della quale non si occupava da solo da quando era capitato per caso di farlo sette anni prima,che di Alexandra, la figlia maggiore in collegio presso un istituto dell' "Isola Grande" (l'isola di Hawaii). Come se non bastasse è chiamato, come fiduciario del trust di famiglia, a decidere delle sorti di un intero pezzo di isola incontaminato, ereditato dai propri avi ed in particolare dalla trisavola principessa hawaiana che aveva sposato il proprio banchiere bianco.
Entrambi i compiti saranno ardui per Matt, onesto ed infaticabile lavoratore nononstante  l'ingente patrimonio familiare, soprattutto nel crescere da solo due ragazze problematiche in età cruciali. In una situazione già difficile da gestire arriveranno due notizie a scoinvolgere la vita della famiglia King: la consapevolezza che la morte di Elizabeth giungerà presto e la scoperta che costei aveva un ignoto amante. Matt deciderà di cercare costui....

lunedì 16 gennaio 2012

J. Edgar - recensione del film di Clint Eastwood con Leonardo Dicaprio


Esportare un pezzo non eroico nel senso stretto del termine di storia americana nei cinema d'oltreoceano non era semplice. Con questa doverosa premessa va affrontata la scrittura della recensione di J. Edgar, film biografico diretto da Clint Eastwood ed uscito nelle sale cinematografiche italiane il 4 gennaio 2012, in quanto appare evidente che la sensazione che la pellicola sia un po' troppo lunga e che si tenda ad indugiare un po' troppo in alcuni punti possa essere dovuta alla scarsa conoscenza che il pubblico italiano ha di questo controverso personaggio, J. Edgar Hoover, che ha attraversato quasi mezzo secolo di storia americana alla guida del Federal Bureau of Investigation.
La lotta ai comunisti radicali, la stagione dei gangster, gli arresti eccellenti, il caso Baby Lindbegh, primo rapimento ad aver interessato i media internazionali, ma anche i rapporti con otto presidenti degli Stati Uniti d' America, i dubbi metodi utilizzati per raccogliere informazioni durante il maccartismo: Hoover fu di sicuro uno degli uomini più potenti degli Stati Uniti durante il lungo periodo con cui con pugno di ferro e spinto dalla volontà di salvaguardare dalle minacce esterne la propria nazione guidò l'FBI, contribuendo a creare il mito dei G-Men anche attraverso celate sponsorizzazioni ad aziende cinematografiche ed a editori di fumetti.
Non vi sono solo riferimenti storici nella narrazione, Clint Eastwood dedica ampio spazio ad approfondire, con inattesa sensibilità, la vita privata di colui che avrebbe stravolto totalmente l'FBI, portando innovazioni notevoli nelle tecniche di indagine come l'introduzione dell'archivio federale delle impronte digitali e delle tecniche scientifiche di indagine nel risolvere i delitti, restituendo alla cinematografia un personaggio sicuramente controverso, potentissimo, amato ed odiato dall'opinione pubblica. Leonardo Dicaprio riesce ad dare volto, mimica e giusti movimenti ad un J. Edgar Hoover che è realmente intimo solo nel profondo rapporto con la madre (interpretata da una brava Judi Dench), descritta come una  figura predominante ed autoritaria, capace di influenzare le scelte del proprio figlio al punto da spingerlo a negare quasi i propri sentimenti ed a mantenere celata la propria omosessualità.
Sposando in pieno le teorie in base alle quali il rapporto fra Hoover ed il proprio amico e collega Clyde fosse di tipo sentimentale, nonostante - probabilmente a causa del bigottismo di quei tempi - mai Hoover si fosse apertamente dichiarato omosessuale, Eastwood indugia sulla balbuzie corretta del direttore del Bureau e sul suo difficile rapporto con il gentil sesso e si sofferma sul profondo rapporto fra lui e Clyde Tolson, sull'incapacità di accettare l'arrivo della vecchiaia, sulla ferma volontà di restare sempre al timone e di cedere mai il passo.
L'Hoover di Eastwood è un personaggio involontariamente ambiguo, capace di creare dossier segreti anche sui potenti del momento per cautelare sè stesso e l'FBI ancor prima che per necessità reale, pur nella convinzione di far sempre qualsiasi azione con l'unico scopo finale di servire il proprio Paese.

Piace Leonardo Dicaprio nel ruolo di J.Edgar Hoover, sia appesantito dalla maschera dell'età che nell'interpretare il giovane e volenteroso Edgar.  Molto bravo Armie Hammer, già visto nel doppio ruolo dei gemelli Winklevoss in The Social Network. 
Il taglio dato alla pellicola e la fotografia sono di sicuro impatto,  un po' eccessive le maschere dei protagonisti invecchiati, anche se manca il confronto con i personaggi reali.

Giudizio complessivo: @@@@

Di seguito e descritta parte della trama di J.Edgar

Un anziano Edgar Hoover detta il manoscritto della propria vita partendo dalle prime fasi della propria carriera che l'avrebbe portato a dirigere per quasi cinquanta anni l'FBI, dall'ingresso nel Bureau, al rapporto con la propria madre - interpretata da Judi Dench - autoritaria ed onnipresente, all'incontro con Clyde Tolson che sarebbe diventato l'amico e collega di una vita intera. Dalle prime indagini all'inizio degli anni '20 sotto la direzione di Palmer, fino al caso del rapimento del piccolo figlio di Charles Lindbegh, J. Edgar ripercorre in continui flashback le prime fasi della propria carriera, interrotto più di una volta dal lavoro da svolgere.

sabato 7 gennaio 2012

Immaturi: il viaggio - recensione del film di Paolo Genovese con Ambra Angiolini, Raoul Bova, Luca e Paolo


Complice il buon successo ottenuto da Immaturi, Paolo Genovese ripropone, come sta accadendo spesso per quanto riguarda le commedie italiane, dopo meno di un anno l'ovvio sequel: una volta conquistata a fatica la maturità è tempo di prepararsi al viaggio post-maturità. Immaturi: il viaggio, uscito nelle sale cinematografiche italiane il 4 gennaio 2012,  riprende il filo narrativo degli eventi del precedente episodio ma ancora una volta, maggiormente rispetto a quanto accaduto nel film uscito meno di un anno fa, la sensazione è che la verve comica e la bravura degli attori protagonisti sia stata sprecata per realizzare in tutta fretta un prodotto che riprendesse gli aspetti peculiari che avevano decretato il successo di Immaturi, che ha incassato oltre 15 milioni di euro al botteghino nel 2011 (fonte mymovies), perdendo però sia l'originalità legata all'episodio da cui traevano spunto gli eventi della prima pellicola (l'errore formale durante l'esame di stato e la necessità di "rifare l'esame" dopo venti anni per non vedersi invalidato il diploma) sia quell'aria da amarcord un po' vintage dovuta all'incontro degli amici dopo tanti anni. 
Immaturi: il viaggio è una commedia corale durante la cui proiezione più di una volta si ride, leggera e non noiosa, che però mai decolla davvero e mai approfondisce gli spunti interessanti, soffermandosi piuttosto sugli stereotipati luoghi comuni legati agli italiani in vacanza nelle isole greche. 
Amori, tradimenti, tentazioni, alcool, malattie, matrimoni in arrivo e finzioni.. il gruppetto degli eterni im-maturi in una settimana è messo alla prova da numerose situazioni curiosamente compromettenti, in una Paros che di giorno è incantevole località balneare e di notte il luogo di divertimento più tipico dei ventenni odierni, fra happy hour in spiaggia, baretti e discoteche.  Come spesso accade nelle commedie corali italiane, la necessità di dare il giusto spazio a tutti i protagonisti fa sì che mai davvero venga approfondito il carattere di un personaggio e che la sensazione che in fondo immatura sia proprio la pellicola, con diversi spunti lasciati là e qualche rimando alla pellicola precedente difficile da capire per chi non l'abbia vista, come la cleptomania di Francesca (Ambra Angiolini) o la finzione creata da Piero Luca Bizzarri. 
Le scene finali del film, delle quali non si scrive per non svelare in toto la trama, sono probabilmente quelle più originali e meglio riuscite dell'intera pellicola.
Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, pur bravi, non convincono in pieno. Ricky Memphis passa dall'essere un figlio bamboccione ad un fidanzatino modello, con una recitazione che è piatta come il personaggio che interpreta. Ambra Angiolini si trova ad affrontare più volte la scena da sola, sfoggiando - fra l'altro - una forma fisica invidiabile.  Dell'intero cast la miglior performance, paradossalmente, è del maturo Maurizio Mattioli, divertente e divertito nei panni del padre di Lorenzo.  Discreti gli altri. Nel cast figura anche, in un cameo, Luca Zingaretti.

Giudizio complessivo: @@1/2

Di seguito è descritta parte della trama

Una volta conseguita (nuovamente) la maturità, è tempo di organizzare il viaggio del dopo esame di stato per gli im-maturi alla volta dell'isola greca di Paros.  In cinque (Giorgio, Lorenzo, Piero, Virgilio ed Eleonora) partiranno con una nave traghetto che sembra quasi un carro bestiame ultra carico e le restanti tre (Francesca, Marta ed Eleonora) li raggiungeranno il giorno dopo. Durante la prima giornata a Paros però succederanno eventi tali da stravolgere il futuro andamento della vacanza: Piero conoscerà la giovane Gloria (interpretata da Francesca Valtorta), Virgilio verrà a conoscenza che Eleonora ha un tumore e dovrà tenere la notizia per sè, Lorenzo e Giorgio incontreranno due giovani ed avvenenti spagnole che metteranno a dura prova i loro rapporti con le rispettive moglie e fidanzata. Lorenzo in particolare si troverà, dopo aver bevuto due o tre tequila, a mantenere il sottile filo del vestitino della bella Rocio Munoz che tenderà a scomparire come quello di Charlize Theron nella celeberrima pubblicità Martini. 

Curiosità:
La locandina contiene un banale errore di fotoritocco: Raoul Bova ha ben tre mani...

domenica 10 ottobre 2010

2012 (2009) recensione del film di Roland Emmerich con John Cusak


Con 2012 Roland Emmerich torna dietro la macchina da presa per girare un film catastrofico con un ampissimo utilizzo di notevoli e stupefacenti effetti speciali, come aveva già fatto tredici anni prima con l'altrettanto noto Indipendence Day.
Se nel classico del genere del 1996 la trama era basata sull'invasione della Terra da parte degli alieni, in questo caso prende spunto dalle teorie in base alle quali il 21 dicembre 2012, data in cui termina il calendario Maya, avverrà una catastrofe tale da modificare il pianeta intero.

Gli effetti speciali sono davvero  ben congeniati:  il regista può letteralmente far sprofondare buona parte del pianeta nell'oceano e creare delle onde anomale in grado di sovrastare le catene montuose più alte; la trama e l'intera pellicola risultano invece del tutto fagocitate insieme ai grattacieli ed alle strade della California, sommerse dalla profusione di effetti speciali.

La necessità di creare i presupposti affinchè il pubblico possa comprendere il proseguo della narrazione fa sì che i primi minuti possano risultare spezzettati. Il rapido susseguirsi di cataclismi, di contro, proiettano lo spettatore all'interno dell'aereo guidato dai protagonisti, in scene che ricordano i migliori film ambientati nello spazio, con aeroplanini turistici o giganteschi e vecchissimi Antonov di sovietica memoria che sembrano più agili del Millenium Falcon dell'Harrison Ford di Star Wars.

Nel mezzo di scene incredibili ed inverosimili, pur non perdendo mai di vista la fuga rocambolesca dei protagonisti, sotto i cui piedi la terra trema e si spacca, accanto, davanti e dietro i quali le strade sprofondano senza mai danneggiarli o sfiorarli davvero, il regista prova ad inserire altri filoni narrativi ed alcuni messaggi diretti allo spettatore. Oltre alla classica descrizione del presidente americano come padre esemplare, eroe e tanto coraggioso da non lasciare la nave - in questo caso la nazione intera - mentre affonda, compaiono diversi stereotipi.  Gli italiani, in questo caso come raramente nei film americani, non sfigurano in quanto il regista ha deciso di far morire il primo ministro in mezzo alla folla di piazza San Pietro, insieme alla moglie ed ai figli piccoli, intento a pregare, unico, insieme al presidente degli States, fra i capi di stato del g8 a non salire sull'arca della salvezza ma ad aver scelto di morire insieme ai propri compatrioti. Quasi ridicola la fine scelta per il presidente degli USA, scampato al terremoto, seppellito insieme ai resti della casa bianca sotto una gigantesca portaerei scaraventata proprio in quel punto dalla forza della marea.

Discreta la prova dei protagonisti. Fra i diversi film del regista visti in questi ultimi anni forse questo  è quello che mi ha impressionato di meno.

Giudizio complessivo: @@@1/2

Per la trama rimando alla pagina su wikipedia.

il trailer:

nota bene

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