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venerdì 4 febbraio 2011

The Millionaire (2008): recensione del film di Danny Boile con Freida Pinto

Ricevo e volentieri pubblico la recensione del film The Millionaire scritta da Daniela Persico di Incontrollabilmente Io in occasione dell'uscita nelle sale cinematografiche del film, nel lontano 2008. Ricordo che il film ha vinto, fra i tanti premi e riconoscimenti ricevuti, ben 8 premi Oscar fra cui miglior film e miglior regia.

"The millionaire", Slumdog Milionarie, del regista inglese Danny Boyle (nato al grande pubblico con il geniale "Shallow Grave", del 1994 e divenuto planetariamente famoso per "Trainspotting"), è un film eccezionale, in un certo senso quasi perfetto nella sua stroboscopica quantità di imperfezioni.
Numerossissime sono le pecche che si potrebbero trovare a questo film: la ripetitività dell'impianto narrativo, l'iperbole drammatica e catartica, l'esasperazione dei personaggi soprattutto nella fase inziale del film, quella più dolorosamente cruda e crudele, all'eccessivo gusto kitsch della scenografia (peraltro comunque voluto nel perpertuo rimando attuato alla cinematografia Bolliwodiana), ad una macroscopica incongruenza nel copione della quale non si intende bene il motivo, all'intento rossinianamente edificante, più che per aspera ad astra sembra non so neanche bene cosa.
Eppure, eppure, "The millionaire" è un forte pugno nello stomaco che poi si scioglie alla fine nella più dolce delle carezze all'anima.
Il regista coniuga un occhio panoplico sull'India e su Mumbay (da una prospettiva che potremmo definire cronachistica anche quando di primo acchito potrebbe sembrare, stante la sua incredibile durezza, iperbolica e melodrammatica: queste sono le miseria patite dall'India, nelle sue perifierie, dai suoi bambini senza nome, queste sono le vessazioni che si possano trovare mutatis mutandis a Quarto Oggiaro, così come nelle Vele e nelle favelas brasiliane), nutrito da una visuale tipica della cinematografia indiana (non a caso collabora alla regia l'indiana Loveleen Tandan, del resto il film è stato pensato anche guardando moltissimo al pubblico indiano) a suggestioni che sono e non possono che essere anglosassoni e occidentali.
Emerge qua e là, l'ironia amara dello sceneggiatore Simon Beufoy, già autore dei testi di "Full Monty"; quell'ironia tipica inglese, che si cristallizza nei dialoghi quasi fatti di singole e contrapposte battute tra Jamal e il conduttore Prem Kumar (un diabolico Amil Kapoor, che accecato dalla vanità del proprio potere ma ben si potrebbe dire dal potere della propria vanità, rappresenta l'ultima sfida che il nostro picaro deve superare dopo le mille che la sua pur giovane vita gli ha messo davanti).
Il film, tratto dal romanzo dell'indiano Vikas Swarup "Dodici Domande", è un'immensa parobola di come i puri, quelli che posson sembrare "Idioti", come il principe Myskin, sono in realtà quelli che, se non perdono la propria identità, raggiungono ciò che vogliono e anche più di quello che vogliono ("Ce l'hai fatta! Ora hai il tuo autografo!").
E così Jamal, interpretato nella sua versione adulta da un eccellente esordiente, Dev Patel che già è stato insignito di numerosi riconoscimenti, attraversa la propria penosissima Selva Oscura, senza un Virgilio, senza un Dio ("Conosco Allah e le divinità, molto bene", ricordando proprio che per un agguato intestino fra musulmani e induisti ha perso la propria mamma; ma c'è da dire che forse è Ramachandra a salvar lui e suo fratello Salim e che, in ogni caso, a seguito di quell'orrenda carneficina che cambia per sempre il corso della sua vita, Jalim incontra il suo amore, il VERO amore), senza null'altro che se stesso.
Perché sì Jamal ha una Beatrice, Latika (da adulta un'incantevole Freida Pinto) ma in realtà ben si può sostenere che sia lui a renderla tale.
Come forse è Latika a rendere Jamal il proprio salvatore, ma del cammino di quest'ultima poco sappiamo.
E così offesa dopo offesa, Jamal cammina, sempre sulla retta via e anche quando sembra perderla, in realtà, la forza del suo amore per Latika, quella bambina che ha dovuto abbandonare per la propria salvezza e perché costretto dal fratello, la "cattiva strada" non lo prenderà mai.
Perché Jamal non è di questa terra.
Perché ancora contro tutte le evidenze crede nel fratello, quel fratello che è diventato, in un sublime gioco di immagine, colui il quale egli stesso aveva ucciso. Quel fratello che ha profanato il suo più grande amore, ributtandola di nuovo nel suo mortificante (nel senso che poteva portarla alla morte della propria anima) destino.
Quel fratello che però grazie all'amore che ha nel cuore salva più di una volta Jamal e fa alla fine compiere il suo destino.
Perché sì, ci dice Danny Boyle: D)era scritto.
Ma era scritto solamente perché Jamal, e come lui ogni povero angelo caduto sulla terra, ha piegato le proprie ali e la propria testa ma non ha fatto sì che il suo stesso cuore venisse corrotto.
"Slumdog Millionaire" è un film assolutamente da vedere è un balletto Bolliwodiano che ci ricorda come il protagonista del "Processo di Kafka", il Sig. Gregor Samsa, Dante, e ognuno di noi può raggiungere il proprio paradiso.
C'è da augurarsi solo di saper riconoscore il proprio.
Jamal il suo ha saputo dal primo momento qual era.
Sia stata sua madre, una divinità o la pietà umana che ha sempre e nonostante tutto albergato nel suo cuore, ad indicarglielo, non importa.
Jamal lo sapeva.
Era scritto.

lunedì 6 dicembre 2010

Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni: recensione e trama dell'ultimo film di Woody Allen


Uscito nelle sale cinematografiche italiane il 3 dicembre 2010, Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni è il nuovo film di Woody Allen, che, come al solito, può contare su un cast d'eccezione, da Antonio Banderas a Anthony Hopkins,  Da Naomi Watts a Freida Pinto, da Gemma Jones a Josh Brolin.
Con la doverosa premessa che chi si reca al cinema per guardare una pellicola scritta e diretta da Woody Allen oramai già sa in che modo verranno affrontate certe tematiche e che taglio prenderà il film, sopratutto per quanto riguarda il rapporto con l'invecchiamento ed i confronti generazionali,  il film risulta piacevole e mai noioso, anche se abbastanza prevedibile in alcuni punti e dal sapore di già visto in altri. 

A differenza del recente "basta che funzioni", parimenti incentrato sul rapporto fra senilità e sessualità, You Will Meet a Tall Dark Stranger, questo il titolo originale che si rifa al leit motiv del film "incontrerai uno sconosciuto alto e bruno", non ha un solo filone narrativo ma segue più storie legate fra loro  dal rapporto di parentela e dall'unico punto di riferimento comune, ovvero la madre, moglie, suocera Helena.  Anche se i diversi intrecci narrativi sono, come hanno scritto alcuni blogger cinefili, talmente scollegati fra loro da far sì che il film possa sembrare l'insieme di più cortometraggi, è altresì vero che la filosofia di fondo, quel pessimismo di fondo che impregna ogni pellicola del grande regista americano,  mantiene le storie unite fra loro dall'inizio fino alla fine, in modo tale da far comprendere, proprio nel finale che lascia "appesi" alcuni fili della trama, quale fosse il vero intento del regista.

Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni non è solo una commedia sui tradimenti, nè una pellicola in cui ancora una volta Allen si sofferma sulle difficoltà di instaurare un rapporto di coppia che sia stabile, duraturo e sopratutto felice, con proverbiali pessimismo e diffidenza dinanzi alla capacità di relazionarsi con il partner, sopratutto in età avanzata.  Il film altro non è che un ulteriore tassello della filosofia di Woody Allen, fra stoicismo e pessimismo esistenziale.   Fra i quattro matrimoni analizzati più o meno con profondità dal regista, fra i diversi personaggi abbozzati solamente o scrutati in profondità, colei che all'inizio allo spettatore sembrava essere l'anello debole, alla fine risulterà essere l'unica in grado davvero di andare avanti, di riuscire a sognare ed a costruirsi una nuova vita, all'insegna della consapevolezza che a volte basta aggrapparsi a qualche illusione, seppur effimera, per essere felici.
Se infatti la citazione shakespeariana iniziale, "che la vita è il racconto di un idiota, pieno di rumore e furia, che alla fine non significa nulla", non lascia presagire nulla di buono, la chiusura finale dedicata alle illusioni che rendono accettabile la vita fa da contraltare in parte positivo al pessimismo iniziale.

Superba è Gemma Jones, conosciuta al grande pubblico per il ruolo della madre di Bridget Jones,   una  vecchietta allampanata e fantasticatrice, presa in giro dai parenti eppur così sicura delle proprie convinzioni,; divertente e bravo Anthony Hopkins, nel ruolo dell'anziano in cerca di giovanilismo a tutti i costi, al punto da iscriversi in palestra e sperperare i propri soldi sposando una prostituta d'alto borgo.  Piace Naomi Watts nel ruolo della donna combattuta fra un lavoro appassionante ed il desiderio di un figlio, fra le tentazioni ed un marito poco appassionato e molto fallito.  Non molto a suo agio nel ruolo dello scrittore fallito Josh Brolin, ridotte a poco più che comparsate le performance di Antonio Banderas e Freida Pinto.

Bella davvero, come già in passato, la Londra descritta dal regista.

Gidizio complessivo: @@@@


Di seguito è descritta parte della trama

Helena è stata da poco lasciata, dopo quarant'anni di matrimonio, da Alfie, il quale, non accettando l'avanzare dell'età, ha iniziato a cercare di mantenersi giovane attraverso sedute di palestra, jogging e lampade abbronzanti. La loro figlia, Sally, lavora in una prestigiosa galleria d'arte diretta da Greg (Antonio Banderas) ed è sposata con Roy (Josh Brolin), laureato in medicina e scrittore in preda ad una lunga crisi d'ispirazione.  Con il divorzio Helena si affida ai consigli di una sedicente cartomante, il cui ruolo assumerà sempre maggior peso nelle decisioni dell'anziana signora fino a farle perdere il contatto con la realtà.  Insieme al declino della vita matrimoniale dei genitori, va di pari passo anche quella di Sally (Naomi Watts),  dato che Roy cerca sempre maggiore ispirazione dalla bella e giovane vicina di casa, quella Dia (Freida Pinto) che veste sempre in rosso e che lui ammira per ore sbirciando nella sua finestra.  Fra una storia d'amore fra Alfie e Charmaine, ragazza squillo conosciuta durante un incontro sessuale e poi divenuta prima amante e poi moglie,  fra gli imbrogli escogitati da Roy per aver fortuna nuovamente nel campo editoriale ed i suggerimenti della cartomante a Helena, tutto sembra volgere a danno dell'anziana mamma ed ex-moglie ed a vantaggio di altri, ma le novità sono dietro l'angolo e non è detto che tutto finisca come sembra.

Questa recensione è presente anche ne "Il laboratorio napoletano di Fabrizio Reale"

giovedì 2 settembre 2010

Miral: trailer e commento dell'atteso film di Julian Schnabel presente alla Mostra di Venezia

Esce domani (3 settembre) nelle sale cinematografiche  italiane Miral, uno dei film più attesi presenti in concorso alla 67ma edizione della Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia. Il regista è quel Julian Schnabel che appena tre anni fa ha fatto incetta di premi con Lo scafandro e la farfalla.
Miral, tratto dal romanzo La strada dei fiori di Miral della giornalista e scrittrice palestinese Rula Jebreal, volto noto del giornalismo televisivo italiano (Omnibus, Anno Zero, etc.) ed attuale compagna del regista, narra episodi della vita di  una giovane palestinese che vive in un orfanotrofio in seguito ad un attentato e da dove segue con passione le vicende del suo paese, sostenendo la causa palestinese fino alla decisione di lasciare la propria terra. Protagonisti sono Freida Pinto (the Millionaire) e Willem Dafoe.
Ecco il trailer:

 

nota bene

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