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lunedì 13 febbraio 2012

World Invasion (2011): recensione del film con Aaron Eckhart


Battle: Los Angeles, è questo il titolo originale del film curiosamente giunto in Italia con un titolo differente, seppur sempre in lingua originale, World Invasion, in modo tale da far perdere ogni riferimento storico voluto con quella che è nota come "battaglia di Los Angeles", episodio storico reale avvenuto a inizio - per gli USA - seconda guerra mondiale. La pellicola, uscita nelle sale cinematografiche nel corso del 2011, alterna il fantascientifico tipico di certe pellicole catastrofiche che prevedono l'invasione aliena ed il tentativo di colonizzare la Terra a ritmi e gestione della macchina da presa tipici dei "war movie" di ultima generazione, senza mai esaltare davvero lo spettatore, nè presentare alcun spunto narrativo realmente originale. Se Liebesman, la cui filmografia si ferma in pratica al prequel di Non aprite quella porta,  sembra più interessato alle scene di guerra per strada rispetto al tema dell'invasione aliena, quel che manca è qualsiasi spunto di originalità che dia alla pellicola un senso diverso da quella sensazione di "già visto" che assale lo spettatore sin dall'inizio. Il sergente esperto che vuole essere congedato non sopportando il pensiero di aver perso parte dei propri uomini, il giovane tenente alla prima vera operazione militare, spaesato e spesso incerto ma pronto a morire da vero eroe, la soldatessa mascolina e sboccata, scene degne di un war game con fughe in casa ed avversari che appaiono dal nulla, pronti a scomparire nuovamente per consentire la fuga dei marines,  mostri alieni mix fra cyborg e personaggi usciti da un film di Alien, astronavi aliene che ricordano tante altre di film più o meno antichi, l'eroismo dei marines, i civili da salvare e portar con sè, la scena dell'elicottero che salva i feriti ma viene subito colpito dai nemici... l'intero film è un mix di scene già girate e viste altrove e si capisce come mai in Italia abbia incassato così poco.
Il cast è composto da attori spesso più presenti sul piccolo schermo che al cinema, capeggiati da una star di Hollywood come Aaron Eckhart  nei panni del sergente protagonista della pellicola: il gruppo di commilitoni è infatti composto di numerosi membri, da Ramon Rodriguez (attualmente in Tv sugli schermi italiani con la prima serie -e unica dato che è stata cancellata- della nuova versione di Charlie's Angels), a Michelle Rodriguez  ed al cantante e compositore Ne-Yo.

Giudizio complessivo: @@


sabato 24 settembre 2011

Blade Runner (1982): recensione del film capolavoro di Ridley Scott con Harrison Ford


Pochi film sono in grado di influenzare e ricreare un genere, pochissimi entrano nell'immaginario collettivo al punto da far sì che anche una singola frase possa diventare citazione comune di pubblico dominio. 
Blade Runner, capolavoro di Ridley Scott del 1982, in questa sede recensito per quanto riguarda la versione "The final cut" in HD del 2007,  rientra nel novero di queste pellicole rare.
Cosa differenzia l'uomo dalla macchina? Quale la differenza allorquando l'uomo diventa in grado di creare androidi, veri e propri replicanti dalla forma umana, più forti e talvolta più intelligenti dei loro stessi creatori, seppur dalla "vita" limitata in quanto  "La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo"? Ridley Scott in Blade Runner pone dei nuovi confini alla fantascienza, partendo dall'opera di Philip K. Dick -  dai cui libri sono stati tratti anche Atto di Forza, Paycheck, I guardiani del destino - e la differenza fra uomini e androidi diventa probabilmente solo l'aver consapevolezza del proprio passato e l'incertezza sul proprio futuro.  
La Los Angeles del 2019 sede di tutti gli avvenimenti del film è una metropoli decadente e noir, un mix fra grattacieli anni'80,pieni di luci e pubblicità, e palazzi semi abbandonati dall'atmosfera quasi gotica: sotto una pioggia continua, con il sole offuscato da una fitta nebbia dovuta all'inquinamento, quanti sono rimasti sulla Terra, malati, invalidi o poveri, disadattati o poliziotti, sopravvivono in un'atmosfera piena di contrasti, fra macchine volanti ed antiquati quotidiani di carta, bettole degne dei peggiori sobborghi e tecnologie elevate. Chi può vive nelle colonie "Off world", extra mondo, e lo spettatore è colpito dal fatto che proprio il grande scienziato creatore dei replicanti viva sulla Terra, così come alcuni suoi fedeli collaboratori.  In questo contesto di luci ed ombre, di pioggia sporca ed alcool, si muove il protagonista, Rick Deccard, richiamato in servizio come "Blade Runner", come "ritiratore", per non scrivere eliminatore o cacciatore, di replicanti, perchè l'uomo nega che una propria creatura possa avere una coscienza e pertanto non ritiene assassinio la loro eliminazione. L'avversario, un Rutger Hauer magistrale nell'interpretare il replicante Roy Batt, si dimostrerà alla fine più umano degli umani, consapevole di essersi riuscito a costruire un passato ed una storia propri. Il senso del piccolo monologo finale sta proprio nel voler dimostrare all'uomo che l'androide può essere considerato a tutti gli effetti suo pari se non superiore a causa dell'essere stato protagonista di fatti ed eventi inimmaginabili... « Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo Come lacrime… nella pioggia… È tempo di morire… »

Il film ha tanti punti di forza, dalla storia ripresa dal racconto di P.K. Dick "(Do Androids Dream of Electric Sheep " in italiano Il Cacciatore di Androidi o nella traduzione più letterale Ma gli androidi sognano pecore elettriche?) all'ottima scenografia, da una colonna sonora memorabile composta da Vangelis, all'interpretazione dei due protagonisti principali.
Molto bravi infatti Rutger Hauer ed Harrison Ford, costui al massimo della fama grazie all'interpretazione quasi in contemporanea di Ian Solo, Indiana Jones e di Rick Deccard,  più che discrete le co-protagoniste femminili Sean Young e Daryl Hannah.

Giudizio complessivo: @@@@@@


venerdì 26 agosto 2011

Astro Boy (2009): recensione del film d'animazione


Astro Boy è stato il primo cartone animato giapponese ad avere un successo planetario, collezionando un numero incredibile di estimatori da quando, nel lontano 1952 uscì il primo manga ad opera di Osamu Tezuka, creatore, fra gli altri, anche di Kimba il leone bianco e della principessa Zaffiro.  Il lungometraggio d'animazione di produzione hollywoodiana si discosta non poco dall'originale, conservando in alcuni tratti la semplicità del progetto del grande maestro giapponese ma adattando il tutto alle esigenze di grafica attuali e rendendo la storia quanto più semplice possibile per renderla strettamente di appannaggio di un pubblico composto in massima parte da bambini.  A differenza infatti dei film d'animazione più recenti di provenienza Pixar, nonostante siano tante e vaste le tematiche che si potevano affrontare attraverso la storia del robot bambino, novello Pinocchio in una realtà tristemente devastata dagli errori degli uomini,  la trama e la sceneggiatura fanno sì che la storia scorra fluida incentrata sulle vicende del piccolo Tobio - Astro Boy e che il tutto si riduca ad una classica lotta fra buoni e cattivi, fra il positivo ed il negativo, senza dilungarsi troppo sui rapporti fra uomini e robot nè sulle problematiche dei primi, divisi fra abitanti della terraferma inquinata e piena di rifiuti (la Pixar partendo da tematica simile ha realizzato un vero e proprio capolavoro, Wall-e) e quanti risiedono sulla comoda e futuristica città volante di Metrocity.
Il prodotto finale è un gradevole film per bambini, distante dall'Astro Boy in bianco e nero dei primi anime, con numerose scene ben costruite di scontri tecnologici fra il robot-mostro cattivo ed il protagonista, nulla però che possa avvicinare questo cartoon ai concorrenti coevi, nonostante il soggetto fosse di gran lunga superiore a tanti di quelli utilizzati dai maestri dell'animazione americana o giapponese negli ultimi anni.

Giudizio complessivo: @@@
Categoria: film per bambini, lungometraggio d'animazione, fantascienza

recensione n.91

venerdì 29 luglio 2011

Paycheck (2003): recensione del film con Ben Affleck e Uma Thurman


Paycheck, uscito nelle sale cinematografiche mondiali nel 2003, è un film con i presupposti giusti per essere una pellicola buona: un regista leone d'oro alla carriera (John Woo) abituato a realizzare spettacolari action movie come Mission Impossible II, un cast di attori che può contare su Ben Affleck, Aaron Eckhart, Uma Thurman e Paul Giamatti, una storia scritta da quel Philip K. Dick le cui opere hanno ispirato Blade Runner, Minority Report, Atto di Forza. La sensazione che si prova guardando quello che gli anglosassoni definirebbero un sci-fi action movie, ovvero un film d'azione fantascientifico, è che qualcosa sia andato storto, che siano molte le incongruenze nella storia e che, alla fine, a furia di manomettere i ricordi del protagonista, sia stato necessario più di un intervento correttivo per permettere al giovane Michael Jennings (Ben Affleck), ingegnere formidabile nel reverse engineering, di uscire dalle situazioni più inattese ed impossibili.  
Se infatti lo spunto iniziale è decisamente interessante - nel prossimo futuro le multinazionali impiegheranno strumenti per tutelare i segreti aziendali capaci di cancellare selettivamente la memoria dei propri ingegneri per evitare qualsiasi possibilità di spionaggio industriale - sono diverse le incongruenze ed i buchi narrativi.  Il protagonista ha dimenticato tutto ma ogni tanto ogni ricordo affiora, guarda caso, alla sua mente,  alcuni co-protagonisti scompaiono letteralmente per riapparire dal nulla (è il caso di Shorty (Paul Giamatti) che in una scena si rifugia in uno stanzino per staccare la corrente ad un centro commerciale e riappare solo nel finale, ad azione terminata, trasformato da scienziato che era in fioraio.
Spettacolare, da action movie puro, la scena dell'inseguimento in motocicletta.


Gli attori appaiono tutti un po' ingessati nel ruolo, tranne forse Uma Thurman e proprio Paul Giamatti.  La performance ha regalato a Ben Affleck un Razzie Award come peggior attore protagonista. Nel cast figura anche Kathryn Morris, divenuta poi famosa con la serie Cold Case - delitti irrisolti.

Giudizio complessivo: @@1/2

nota bene

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