giovedì 23 settembre 2010

La solitudine dei numeri primi: recensione del film di Saverio Costanzo con Alba Rohrwacher e Luca Marinelli

Ricevo e volentieri pubblico la recensione de "La solitudine dei numeri primi" fatta da Daniela Persico di Unagiovinedibellespes.splinder.com.

locandina solitudine

"La solitudine dei numeri primi" è un film di produzione italo-francese del regista italiano Saverio Costanzo.
Tratto dal bestseller da oltre un milione e duecentomila copie di Paolo Giordano (che firma con Costanzo la sceneggiatura della pellicola), "La solitudine dei numeri primi" racconta diacronicamente ed intercronicamente, attraverso un doppio e triplo registro di flashback, narrazioni di un'epoca unitaria e flashforward, la storia - agghiacciante - di due ragazzi, Alice e Mattia, in una Torino avvolta in una nebbia ed un maltempo perenni. Le vite dei due protagonisti scorrono parallele nei loro lancinanti dolori, in entrambi i casi dettati da una fatalità crudele (un grave incidente di sci, la nascita di una gemella autistica) ed ingigantiti da un tessuto familiare di riferimento, respingente e non meno malevolo, fino all'incontro tra i due, non meno casuale (Alice e Mattia diventano compagni di scuola dopo che quest'ultimo cambia istituto, si lascia intendere a causa dei suoi disagi, nel corso dell'anno scolastico).
Su questo incontro nel mezzo di un lungo corridoio, Costanzo gioca tutto il suo film e tutte le sue inquadrature chiave: innumeri sono le volte che vedremo i nostri camminare lungo direzioni opposte, guardarsi allontanare l'uno dall'altro, fare ingresso insieme attraverso volte più o meno naturali, perdersi da soli in cammini iniziatici che hanno il sentore e le stigmate di un passato inconfessato (Mattia), o quelli dell'abbandono della mente (Alice).
Di una storia che, in sé e per sé, forse varrebbe pure la pena di essere cinematograficamente raccontata (e qui mi riferisco prettamente alla sceneggiatura, non avendo letto il libro di Paolo Giordano), Saverio Costanzo fa un'opera monumentale ed eccessivamente dilatata, nella quale, paradossalmente, la sofferenza psichica - che si traduce, per essere sopportata, in sofferenza fisica - dei due protagonisti non trasmette quello che quasi di default dovrebbe comunicare.
E così le quasi due ore del film appaiono, se possibile, ancora più lunghe, soprattutto in una prima parte priva, a mio parere, di efficaci soluzioni stilistiche.
Nella seconda parte, invece, quel manierismo narrativo (reso ancora più evidente, sempre IMHO dall'angosciante e forzatamente sofisticata colonna sonora di Mike Patton), si risolve in una più incisiva scelta comunicativa che, soprattutto nella descrizione del baratro in cui è caduta Alice, convince ed in un certo senso avvince, pur se forse troppo presa da citazioni e suggestioni non sempre autentiche. Al contrario, trovo che una scena molto felice sia la corsa a capofitto di Alice per le scale, in una più che evidente rimembranza delle immagini di Escher, la quale sarà, ancora una volta, ripresa con altro sentire ed altro guardare con l'ingresso di Mattia nel condominio.
luca marinelliBuona prova di esordio cinematografico dell'attore teatrale Luca Marinelli, "La solitudine dei numeri primi" consacra però Alba Rohrwarcher, giovane ma oramai più che promettente attrice, la quale, dopo l'intensissima interpretazione di Giovanna nel film di Avati "Il papà di Giovanna", che le valse anche un David di Donatello, ha rischiato di vincere la Coppa Volpi, con una performance che di sicuro merita di essere sottolineata.
Spicca ancora nel cast, che pure si avvale della presenza di un'Isabella Rossellini abbastanza in parte, il cammeo di Filippo Timi nel ruolo del clown. Timi, ottimo come sempre, è qui protagonista, a mio giudizio, di una delle scene più interlocutorie e forzate di tutta la prima - non convincente - parte.
In definitiva, il film di Costanzo riesce in un paradosso piuttosto clamoroso e, suppongo, affatto voluto: non comunica al cento per cento, ma, probabilmente neanche al cinquanta, tutto il male di vivere dei suoi protagonisti.
Paradosso acuito dalla circostanza che con "Private", il suo meraviglioso esordio, con l'ausilio di una scrittura quasi documentaristica, Saverio Costanzo era riuscito ad investigare, denudare ed offrire deliberatamente tutti i suoi protagonisti. Protagonisti che, in questo caso, rimangono quasi appiattiti sullo sfondo, schiacciati da qualche artificio di troppo.
 

Giudizio complessivo: @@@1/2

6 commenti:

francesco ha detto...

mmmm non sono d'accordo

cinemaleo ha detto...

"Private" e "In memoria di me" mi erano piaciuti molto. Questo terzo lavoro di Costanzo molto meno...

Fabrizio Reale ha detto...

Non posso rispondervi direttamente in quanto la recensione è ospitata e non mia...attendo l'autrice per una risposta in merito ;)

@ cinemaleo: mi fa piacere ritrovarti da queste parti

F.

SuperEgoVsMe ha detto...

@Francesco: in cosa, in particolare dissenti?
@Cinemaleo: "in memoria di me", purtroppo l'ho perso, me lo consigli?

cinemaleo ha detto...

@SuperEgo: scusa il ritardo... "In memoria di me" è da vedere

superegovsme ha detto...

eheheh figurati allora lo vedrò!!!

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