martedì 22 giugno 2010

500 giorni insieme: recensione del film di Mark Webb con Joseph Gordon-Levitt


Chi si aspetta, leggendo il titolo, che 500 giorni insieme sia la classica commedia romantica di stampo hollywoodiano si sbaglia ed è proprio il regista ad eliminare ogni dubbio già a inizio proiezione.  500 giorni insieme è un film particolare, curato come raramente accade nelle pellicole che trattano di romanticismo ed amore, che ha ottenuto un ottimo successo al botteghino americano e diverse nomination e critiche favorevoli, a partire dal Sundance Festival durante il quale è stato presentato.
Il film narra dei 500 giorni durante i quali si articola la storia di amore fra i due protagonisti: Tom, laureato in architettura ma creativo dipendente di un editore di biglietti di auguri (scrive e disegna biglietti) e Summer (nella versione italiana è tradotta in "Sole" e si perde il gioco di parole ed il riferimento al titolo originale "500 days of summer"), assunta come segretaria del capo di Tom, che per scelta di vita rifugge i rapporti duraturi.  
La particolarità di questo film è quella di ripercorrere la storia di Tom e Summer secondo un filo logico a prima vista confuso, passando da un giorno all'altro del rapporto, attraverso continui flashback e flashforward, intervallati da una bella vista di un parco che attraversa le stagioni insieme a loro, allo scorrere avanti e indietro, saltellando da una stagione all'altra dei loro cuori, della numerazione progressiva dei giorni insieme. 

Nel rapido passaggio da un giorno all'altro, il regista si sofferma molto sui giorni in cui il rapporto sta prendendo forma e dedica solo veloci flash a quelli in cui questo si sta consumando, permettendo, piano piano, nonostante la narrazione non segua un filo temporale definito, allo spettatore di ricostruire pregi e difetti della coppia, comprendendo le ragioni dell'uno e dell'altra, i loro punti di forza e le loro debolezze, quello che realmente è e quello che appare agli occhi di una persona innamorata.  Per meglio comprendere quanto sopra scritto va sottolineato che dei fatidici 500 giorni insieme, i due si frequentano solo per  250-260 , esclusi i primi di corteggiamento e buona parte della seconda metà, in cui Tom cerca prima di riconquistare la propria amata e poi di farsene difficilmente una ragione del fatto che sia realmente e definitivamente persa.  Gli eventi e la saggezza inattesa della sorellina adolescente (personaggio che crea non pochi spunti divertenti) consentiranno al protagonista di riprendere possesso della propria vita e dei propri sogni, grazie anche e sopratutto al fallimento  annunciato fin dall'inizio di una storia di amore.
Originale, a tratti divertente e solo in alcuni punti un po' lento, 500 giorni insieme è un film che si può vedere e si fa vedere.  Va sottolineato che il regista Mark Webb approfitta del film per diverse citazioni ed omaggi: da scene che ci si aspetta di vedere in un musical, alla visione di piccoli spezzoni di capolavori come Il Laureato. Ottima la colonna sonora.

Giudizio complessivo: @@@ 1/2

Film adatto ai bambini per l'assenza di scene violente e di sesso. 


Il trailer:

domenica 20 giugno 2010

Bastardi senza gloria: recensione dell'ultimo film di Quentin Tarantino con Brad Pitt


Il cinema è la fabbrica dei sogni e come tale un regista può permettersi di riscrivere la storia, adattandola a proprio piacimento. Così fa Tarantino, che riscrive la storia della Seconda Guerra Mondiale a proprio uso e consumo, confezionando una capolavoro in sette  capitoli.  Bastardi Senza Gloria non è un film sulla Seconda Guerra Mondiale ma trae spunto dalla WWII per prendere strade paradossali ed alternative, che riescono a catturare l'attenzione e la curiosità dello spettatore.
A prescindere dalla presenza di Brad Pitt che nella coralità dell'opera non è un "prim'attore" ma semplicemente uno dei protagonisti,  il vero protagonista la cui interpretazione è già stata premiata è  Christoph Waltz, unico ad apparire in quasi tutti i capitoli e sulla cui figura lo spettatore si sofferma molto,  dalle prime scene fino al fotogramma che precede il "the end".  E' lui che fa da "trait d'union" fra le varie storie che si intrecciano durante la narrazione fino a creare una trama complessa che termina in uno stesso luogo. Buona la prova di Melanie Laurent.  

Giudizio:  @@@@@

Non adatto ai bambini/ragazzi  per scene violente e presenza di sangue a fiotti

N.B.  Questa recensione, pubblicata originariamente qui nell'ottobre 2009, modificata in minima parte, rappresenta l'esordio nel mondo delle recensioni cinematografiche da parte di chi scrive. 

mercoledì 16 giugno 2010

Chéri - recensione del film con Michelle Pfeiffer (2009)


Il film è ambientato nella Francia di inizio XX secolo, in piena Belle Epoque, nei saloni dei grandi alberghi di Parigi ed in  splendide dimore, all'interno delle quali le ultime cortigiane, negli anni che precedono la prima guerra mondiale, passano buona parte del loro tempo narrandosi a vicenda le esperienze dei bei tempi che furono e cercando, al contempo, sempre più giovani amanti per allontanare il momento in cui rendersi conto di essere passate.    In questo contesto si inserisce la storia d'amore fra l'affascinante cinquantenne Lea, bella e ricca cortigiana, ed il bel decadente diciannovenne Fred Peloux,  detto Cheri (interpretato da Rupert Friend), figlio di Madame Charlotte Peloux, anch'ella cortigiana.   Dissoluto e dannato, Chèri viene affidato dalla madre alle cure di Lea, affinchè questa possa erudirlo ed aiutarlo a crescere, ma, ben presto, i due diventano amanti, travolti da una passione che travalica la notevole differenza d'età.  Per sei lunghi anni Lea manterrà il suo giovane pupillo, finchè costui non tornerà nella dimora materna per organizzare il proprio matrimonio con una coetanea, ricca figlia di una terza cortigiana e da allora inizierà un lungo peregrinare per entrambi, alla ricerca della felicità perduta.
Questo film può piacere a chi ama i melodrammi in costume per gli altri risulterà essere abbastanza intuibile, poco emozionante e di poco spessore.  I pochi  spunti  di interesse offerti all'inizio si perderanno infatti in un ripetersi di scene già viste.
Forse l'unico, vero, punto di forza del film, insieme alla presenza della sempre affascinante e bellissima Michelle Pfeiffer, è la ricostruzione della capitale parigina di inizio secolo, fra i fasti dei grandi alberghi ed il lusso degli abiti delle signore.   Meritava forse maggiore spazio la sempre brava Kathy Bates.


giudizio complessivo: @@

Film non adatto ai bambini più a causa degli argomenti trattati (si parla pur sempre di cortigiane ed amanti.) che della presenza di scene realmente erotiche.

lunedì 14 giugno 2010

Oggi sposi: recensione del film di Lucini con Michele Placido, Luca Argentero e Filippo Nigro


Uscito nelle sale il 23 Ottobre 2009,  Oggi Sposi si colloca nella scia del successo al botteghino dei film corali alla EX e condivide con il film appena citato gli sceneggiatori.
Film italiano prodotto dall'americana Universal Pictures, Oggi Sposi è una commedia dalla trama semplice e per nulla avvincente, che si basa completamente su alcune gag e sulla qualità degli attori che vi partecipano.
Se ci si reca al cinema solo per distrarsi per un paio d'ore,  sperando di ridere un po', allora Oggi Sposi è un film adatto allo scopo: si ride, non di gusto forse e non in continuità, ma in alcuni casi si ride. 
Da segnalare la curiosa performance di Michele Placido, che si esprime al 90% nel dialetto della natia Puglia e la presenza nel cast di  Filippo Nigro (visto di recente in "Diverso da Chi?" e lanciato da Ozpetek anni fa), di tanti attori nostrani di chiara fama e delle belle di turno: la modella israeliana Moran Atias e la nostrana Gabriella Pession (nota sopratutto al pubblico televisivo per le fiction-tormentone fiume Capri e Capri 2).

giudizio sintetico: @@

Visto a Napoli al cinema Modernissimo, sala 2 ( sala di media grandezza, schermo medio)

Film adatto ai bambini

Questa recensione, senza modifiche recenti, è presente anche qui.

venerdì 11 giugno 2010

The NewMoon Twilight Saga: recensione del secondo capitolo della saga di Twilight

Doverosa premessa, prima di continuare nella scrittura del secondo capitolo della saga di Twilight, New Moon,  è che una recensione non può prescindere da un singolo, fondamentale, dato di partenza: se chi si appresta a recensire sia o meno in "target", se faccia o meno parte del "pubblico" a cui autori, scenografi e registi puntano. Appare evidente in tal senso che un ingegnere di 32 anni  non sia del tutto adatto a recensire un film che è stato un successo enorme al botteghino ed ha milioni di fan sparsi in giro per il mondo.
Se il primo capitolo della saga mi aveva lasciato perplesso, anche questo secondo film non smette di alimentare dubbi che mi assalgono riguardanti sia il modo di esporre alcune tematiche di sicuro interesse narrativa, sia la forse smisurata ed esagerata fama che hanno ottenuto i protagonisti della saga, al di là delle proprie doti recitative o delle proprie caratteristiche fisiche.
Bene e male, amore e odio, caldo e freddo, Paradiso ed Inferno, buoni e cattivi... questa seconda pellicola riaffronta e rimescola le stesse tematiche di base: la lotta fra il bene e il male, con riferimenti ad amori impossibili alla Romeo e Giulietta che diventano esplicite citazioni, con desideri suicidi da parte di chi pensa di aver perso l'amato e con apparizioni in più punti sia della copertina di un Romeo and Juliet che della declamazione di alcuni passi del dramma shakespeariano.
Tornando al target... il film nasce per colpire i giovani in quella fascia di età impossibile da decifrare che va dai 12 ai 16 anni... il cinema ne era pieno, forse strapieno, con tanto di appassionati sospiri ed applausi nelle scene "calde" (calde???? ) e commenti coloriti ai danni del co-protagonista di turno. Ciò nonostante, anche con gli occhi di un ragazzino sognatore, non sono riuscito a non sorridere nel pensare che in DUE film, oltre 240 ore di pellicola, in una saga cinematografica su vampiri, gli amanti passionali per eccellenza, non c'è una singola e sola scena degna della figura romantica del vampiro.
Una cosa che potrebbe funzionare è la contrapposizione fra la fredda rigidità  del vampiro Edward ed il calore ed esuberanza fisica del licantropo Jacob ma purtroppo il regista non sfrutta l'occasione e lascia che il confronto sia appena accennato. L'occasione per approfondire e far soffermare l'attenzione dello spettatore su una serie di figure interessanti  è persa: giusto il tempo per apprezzare qualche scena e si torna subito al glaciale clima di questi vampiri inceronati, un po' troppo simili a super eroi in stile X-men (c'è chi vede il futuro, chi legge nella mente, chi con uno sguardo provoca dolore, chi ha poteri straordinari di ripresa etc. etc. ) e un po' troppo distanti dai vampiri precedentemente portati sul grande e piccolo schermo. Peccato, perchè la figura del licantropo, che in questa saga non è l'uomo  che nelle notti di  luna piena, contro la propria volontà, si tramuta in un mostro, bensì lo spirito protettore e guardiano delle popolazioni native d'America, che, per proteggere il proprio territorio sacro o le proprie famiglie, si trasforma in lupo, animale forte, protettivo e "da branco", meriterebbe maggiore spazio ed attenzione.
 I paesaggi sono fantastici, sia le scene girate in Nord America, che quelle "nostrane", con la bella Volterra descritta attraverso le immagini dell'altrettanto piacevole centro storico di Montepulciano.
Il cast è discreto, buona la prova del "caldo" Taylor Lautner (Jacob) mentre appare in poche scene il protagonista "freddo" Robert Pattinson

In breve:
Film cult della nuova generazione di "teen-ager", può essere visto a patto di sapere a cosa si va incontro.
Bambini:  figura come "horror" ed ha un 13+ su mymovies...  boh...

Giudizio: @@ 1/2

Visto a Napoli al cinema Modernissimo, sala 1, in ultima fila. 

Questa recensione è stata riscritta partendo da quanto pubblicato qui.

nota bene

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