mercoledì 7 gennaio 2015

Si accettano miracoli: recensione del film di Alessandro Siani


Semplice e leggera, la nuova commedia di Alessandro Siani sbanca giustamente al botteghino, giocando sul sorriso e suoi buoni sentimenti, senza le volgarità e gli abusi cui un certo modo becero di far cinema sotto Natale ci aveva abituato.  Non piacerà probabilmente a certa critica, ma il film piace al pubblico ed in sala si ride di gusto ad ogni apparizione dell'artista napoletano, sempre più alla ricerca di una propria, definita, identità.  Si accettano miracoli, primo al botteghino in questo inizio 2015, va preso per quel che è: un'allegra commedia in cui il mattatore è Siani, accompagnato da un cast di validissimi elementi. Oltre a Serena Autieri e Fabio de Luigi, figurano nel cast, fra gli altri, icone della napoletanità come Benedetto Casillo e Giacomo Rizzo.

La pellicola è incentrata sulla figura di Fulvio, vice-capo del personale di un'azienda la cui sede è in un grattacielo del centro direzionale di Napoli (qui alcune foto del CDN da una prospettiva insolita), cinico nel licenziare i propri dipendenti.  Licenziato lui stesso a sua volta ed arrestato per aver picchiato il proprio capo, verrà affidato in custodia al fratello sacerdote, gestore di una sorta di parrocchia-casa famiglia in una fantomatica Rocca di Sotto situata fra i monti lattari a picco sulla costiera amalfitana.
Sia ben chiaro, la trama ricalca ed ammicca a tantissime favole e storie d'amore hollywoodiane, di quelle da guardare con accanto l'albero di Natale, in cui il contrasto fra la spietata vita cittadina e la serena, tranquilla ed antiquata campagna / montagna  prima spaventa il protagonista e poi lo cambia, al punto da farlo innamorare della campagnola di turno (quanti ve ne vengono in mente?).
In questo caso mancano quasi completamente gli antagonisti, ridotti a curiose macchiette ( gli abitanti di Rocca di Sopra, "che è sotto" o  i vescovi delle scene finali), al punto che il protagonista può liberamente tessere le maglie della trama come meglio crede, tramutandosi in piccolo truffatore per una buona causa, spuntando quasi dal nulla in tutte le scene, presenziando con la propria mimica anche quando sono altri a parlare.
E' interessante notare come l'attenzione di Siani sia caduta anche nella scelta dei costumi, perfetti ed eleganti quelli delle scene ambientate nella city, rigorosamente retrò quelli ambientati lontano dai rumori della città, con le api Piaggio e sgangherati torpedoni a prendere il posto di lussuose automobili.   Da non dimenticare che Siani in questa pellicola, oltre ad essere attore, regista ed sceneggiatore, è anche autore del testo della canzone che fa da colonna sonora, scritta insieme a Sal da Vinci.  I due sono attualmente in tourneè teatrale con uno spettacolo intitolato "Stelle a metà".

Dove è stato girato Si Accettano miracoli?
Come molti avranno notato, coprotagonista è la costiera amalfitana, con la sua meravigliosa ed ineffabile bellezza.  Nelle scene in corriera i protagonisti attraversano luoghi di grande bellezza come Amalfi, Conca dei Marini, Furore e Atrani.  Rocca di Sotto è poi ricreata mescolando scene girate ancora in costiera amalfitana, fra Scala (qui è la chiesa) e Ravello e parte a Sant'Agata dei Goti.  Come positanonews ha giustamente sottolineato,  i protagonisti non nominano mai i luoghi in cui sono eccezion fatta per Fornillo, raccontata come spiaggia d'infanzia di una delle protagoniste. 


Giudizio complessivo:
@@@1/2

mercoledì 26 novembre 2014

Scusate se esisto: recensione del film con Paola Cortellesi e Raoul Bova



Ridere e far riflettere, riprendendo e mescolando tematiche già trattate ampiamente sia al cinema che alla televisione: Scusate se esisto pur con un ritmo altalenante fra rallentamenti ed accelerazioni è una commedia divertente e, nel complesso, abbastanza riuscita.  Il film è uscito nelle sale il 20 novembre 2014 e può contare su una Paola Cortellesi in piena forma ed un Raoul Bova che presta il corpo asciutto e muscoloso ad un personaggio forse un po' troppo sulle righe ma che alla fine risulta spalla ideale per la Cortellesi. 
La trama ordita da Riccardo Milani è disposta su due piani che si intrecciano più volte: accanto alla narrazione delle vicende di Serena Bruno (Paola Cortellesi), giovane architetto abbruzzese rientrato in Italia dopo anni di studio ed ottimi risultati raggiunti all'estero, ad un certo punto si aggiunge quella di Francesco, ristoratore divorziato dopo aver raggiunto la consapevolezza della propria omosessualità. Se il filone narrativo principale affonda le radici su basi solide, su tematiche su cui riflettere, quello secondario tratta con eccessiva comicità, sfociando nel macchiettismo, un tema che avrebbe meritato approccio differente come quello del rapporto fra un padre gay ed il proprio figlio.
Fra risate e gag effettivamente ben riuscite, nonostante la presenza di alcune divagazioni, il tema principale resta quello della difficoltà da parte delle donne di emergere in alcuni contesti lavorativi troppo maschilisti, accanto all'altro attore non protagonista della pellicola,  il complesso architettonico del Corviale, mega struttura dormitorio alle porte di Roma che fa parte di quei progetti mai completati e mal riusciti tipici degli anni '70 divenuti subito esempi di estremo degrado (le vele di Scampia a Napoli ne sono un altro triste esempio).

Se a parte del cast è affidato il ruolo di spalle comiche involontarie ( gli amanti di Francesco ed i famigliari abbruzzesi di Serena in particolare) e come tali son poco caratterizzate, più delineate sono le figure che appartengono al mondo dell'architettura, fra giovani sfruttati,  donne costrette a nascondere gravidanze o a recitare il ruolo di comprimari loro malgrado,  dipendenti obbligati per compiacere inconsciamente al proprio capo a recitare ruoli non loro (il gay che si  finge grande conquistatore di donne, il tifoso del Napoli che ogni mattina grida forza Juve, etc.).

La Cortellesi nel complesso piace, mentre Raoul Bova  nei panni del gay che cerca sul web amanti da incontrare non è del tutto credibile.
Oltre ai protagonisti, il cast può contare su una valida Lunetta Savino, nei panni della segretaria dell'architetto proprietario dello studio (Ennio Fantastichini), nonché su Cesare Bocci.  Fa un'apparizione anche Stefania Rocca, che del resto aveva recitato diretta da Milani con Ivan Cotroneo come autore anche nella serie tv Tutti pazzi per amore.


Giudizio complessivo: @@@ 1/2

lunedì 17 novembre 2014

Doraemon il film: recensione per piccoli cinefili


Doraemon, il gatto spaziale, ha accompagnato generazioni di bambini, in epoche profondamente differenti fra loro.  Quello uscito nelle sale cinematografiche italiane il 6 novembre 2014 è in realtà il TRENTACINQUESIMO lungometraggio che ha come protagonista Nobita Nobi ed il suo amico del XXII secolo Doraemon, il primo realizzato in 3D in una sorta di bignami cinematografico  della serie a cartoni animati.  A differenza degli altri lungometraggi, facilmente reperibili su youtube, nè più nè meno versione estesa delle classiche storyboard che han come protagonisti Nobita, Gian, Sueno e Shizuka,  "Stand by me " (questo il titolo originale del film) riassume in poco più di un'ora e mezzo la storia d'amicizia fra il fannullone Nobita e Doraemon, a partire dal primo incontro fino al momento dei saluti e dell'addio, con un finale abbastanza differente dall'anime, passando per tutti i ciuski più famosi, dal copter alla dokodemo porta, alla macchina del tempo.
Non sarà certamente un capolavoro, ma è il classico film che piace ai bambini, aiutato da una buona grafica, non particolarmente esasperata, adatta al target di pubblico e facilitata dalla morbidezza dei tratti originali dei personaggi creati dal duo Fujiko Fujio (gli stessi autori di un altro cult per i bambini italiani degli anni '80: Carletto il principe dei mostri).   

Per l'adulto, al di là del tuffo nel passato (chi ha figli piccoli in buona parte ha conosciuto Doraemon nella versione televisiva negli anni '80 e l'ha riscoperto in questi anni), è interessante notare come i registi abbiano voluto conservare l'orizzonte temporale della serie originale, basata su un manga scritto a fine anni '60 e comunque ambientato a fine anni '70.  I bimbi del film giocano ancora per strada, i telefoni sono a gettoni e non c'è traccia di computer o telefonini.  Parimenti alla serie originale,  gli anni 2000 visitati dal giovane protagonista sono forieri di un futuro ultratecnologico, comune a tante serie animate e non degli anni '60-'70 per le quali gli anni 2000 sarebbero stati ultra-futuristici e fantascientifici, con automobili volanti e comunicazioni senza fili. 

Il giudizio dell'adulto in questo caso lascia spazio a quanto notato in sala: bambini di diverse età silenziosamente presi e compresi nel seguire la storia dei loro beniamini vintage. 
Giudizio per piccoli cinefili: @@@@   (per adulti: @@1/2) .

venerdì 31 ottobre 2014

Trent'anni fa moriva il grande Eduardo

Eduardo e Totò in Napoli Milionaria - da wikipedia

Trent'anni fa, il 31 ottobre 2014, se ne andava il grande Eduardo de Filippo, uno dei più grandi esponenti della letteratura italiana del XX secolo, forse il più grande drammaturgo italiano del secolo breve. 
Figlio illegittimo di Eduardo Scarpetta (creatore del personaggio Felice Sciosciammocca ed autore della celebre opera teatrale "Miseria e Nobiltà") e fratello dei pur grandi Titina e Peppino,  Eduardo fu superbo nel descrivere una Napoli che stava rapidamente sparendo e che la guerra avrebbe cambiato definitivamente.  

Dopo la morte del grande drammaturgo, per anni fu difficile rivedere le sue opere dal vivo, se non riprodotte in televisione, in quanto solo pochi volevano cimentarsi con la sua sovrastante figura al teatro. Fortunatamente da qualche anno diversi bravi attori hanno ricominciato a portare a teatro le opere del grande drammaturgo napoletano.

domenica 26 ottobre 2014

Blue Jasmine: recensione del film di Woody Allen con Cate Blanchett (2013)


E' troppo semplice riassumere in pochissime parole la straordinaria interpretazione di Cate Blanchett: "da Oscar".  Diretta da Woody Allen, l'attrice australiana offre il meglio di sè al punto da guadagnarsi, meritatamente, l'ambita statuetta.
Scrivono in tanti, giustamente, che Woody Allen riesca a far esprimere al meglio quelle attrici che lui elegge come muse: in Blue Jasmine la Blanchett rischia di giganteggiare e sopravanzare persino lo svolgimento narrativo della trama, con i suoi sguardi, con la mimica e la perfetta interpretazione di una donna nevrotica, facendo passare in secondo piano tutto il resto.

Jasmine e Ginger sono due sorelle non di sangue (entrambe adottate dalla stessa famiglia) che vivono agli antipodi l'una dall'altra: la prima in lussuose dimore, l'altra in una semplice abitazione di periferia,  Jasmine accanto ad un uomo ricchissimo ed affascinante,  Ginger prima sposata con un muratore e poi fidanzata con un meccanico.   L'intero filone narrativo si snoda, del resto, fra continui flashback in un coast to coast fra la New York dove la protagonista aveva passato anni fatti di agiatezza, di aerei privati, di enormi gioielli e mega ville, e la San Francisco dove vive Ginger e dove Jasmine si reca per superare un momento difficile. 
Antitetiche in tutto (una bionda, l'altra mora, una tiratissima a lucido, l'altra più che acqua e sapone),  l'occhio cinico e sapiente di Allen porta lo spettatore a conoscere a ritroso nel tempo la storia delle due protagoniste, svelando un particolare per volta, evidenziandone pian piano i difetti, rendendo consapevole pian piano lo spettatore della vera essenza delle due protagoniste. Alla fine del racconto sarà il cinismo a prendere il sopravvento: la vita senza aspirazioni, semplice e normale sarà da preferire a quella fatta di apparenza, di finzione, di ricchezza sparata in primo piano e forse quel "buco" di casa di Ginger sembrerà meno insignificante e quel fidanzato così rozzo, cafone ed ignorante, non sembrerà così male.
Il cinismo di Woody Allen raggiunge l'apice nel descrivere le falsità e le mezze verità che reggono di fatto la vita di buona parte di protagonisti e comparse, nel far notare attraverso lo svolgimento della trama che le vittime possono in realtà essere carnefici e che non tutto è come appare a prima vista, facendo risultare vincenti o, più correttamente non perdenti, quelle figure secondarie che allo spettatore a inizio narrazione erano apparse quasi come insignificanti, lodando quasi la mediocrità (più correttamente la mediocritas latina, non necessariamente dispregiativa) dell'americano medio.


Non è un caso che le tre nomination all'Oscar 2014 siano state per miglior attrice protagonista (la Blanchett), miglior attrice non protagonista (la Hawkins), miglior sceneggiatura originale (Allen). La Hawkins, in particolare, è una grande spalla per la Blanchett. 
Probabilmente ci sono meno risate amare del solito, in quanto gesti e parole della nevrotica Jasmine spingono più alla riflessione che alla risata.
Giudizio complessivo: @@@@ 1/2
Da vedere per la straripante interpretazione di Cate Blanchett

lunedì 20 ottobre 2014

Il Giovane favoloso: recensione del film su Leopardi di Mario Martone


Portare al cinema la vita di Giacomo Leopardi, studiato (fin troppo e spesso male) nei banchi di scuola da generazioni e generazioni di italiani, era una sfida non facile.  Il rischio di realizzare un biopic dal sapore sin troppo scolastico era infatti alto, dato che tutti (critica e spettatori), chi più, chi meno, conoscono per sommi capi la biografia del celebre scrittore così come han masticato e declamato le parole dei più celebri sonetti. 
Mario Martone però ha deciso di soffermarsi, nel suo Il Giovane Favoloso, più sulle complesse trame di rapporti sociali che il giovane conte Leopardi, tanto geniale quanto gracile, aveva intessuto prima con la propria famiglia e quindi, pian piano, con il mondo esterno. 
Diventano centrali nella narrazione le finestre, da quella della biblioteca di casa Leopardi affacciata sull' amata-odiata Recanati, dalla quale il giovane Giacomo poteva guardare scene di vita comune e quella Teresa che probabilmente ispirò la figura di Silvia, fino ad arrivare a quella delle abitazioni prese a Napoli, in mezzo ai vicoli di una città enorme e caotica, per chiudere in quella di villa Ferrigni (nota come villa delle ginestre) di Torre del Greco, dalla quale poteva scorgere la grandiosità dello sterminator Vesevo.  
Non potendo ricostruire l'intero percorso biografico di quello che è considerato il più grande poeta italiano del XIX secolo,  Martone ha deciso di soffermarsi su tre luoghi: Recanati, Firenze e Napoli, dedicando ampio spazio alla prima giovinezza, al difficile rapporto con il padre, alla grande complicità ed affetto coi due fratelli, fino a quello che è il primo incontro extra-familiare del giovane Giacomo: quello (dapprima solo epistolare) con Pietro Giordani, che portò Leopardi a considerare seriamente l'idea di allontanarsi dal paese del maceratese.  
Con un salto di dieci anni, Martone poi sposta la narrazione direttamente a Firenze, con il rapporto fra Leopardi e Ranieri già saldo e forte.  Di questa fase della vita del Leopardi il registra-sceneggiatore sceglie di approfondirne  due aspetti in particolare:  gli aneliti d'amore non ricambiati nei confronti della bella Fanny, animatrice di un importante salotto fiorentino, nonché  il confronto sempre meno fruttuoso con la critica ed i letterati. 
Dopo un breve passaggio su Roma, la trama si concentra sugli ultimi anni di Leopardi, in quella Napoli così caotica e viva dal rendere per un breve periodo, almeno secondo la visione di Martone, il poeta più sorridente e meno schivo, tanto dal farlo apparire di sera intento a brindare e mangiare con alcuni popolani in una delle tante osterie del centro antico.  C'è spazio persino per un'eruzione del Vesuvio (il vulcano era attivo in quel periodo ma non mi pare vi sia stata un vero e proprio fenomeno eruttivo fra il 1836 ed il 1837).

Se Martone cerca di essere quanto più fedele possibile alla nota biografia del celebre poeta, se il suo desiderio di incentrare l'attenzione sul suo essere unico e favoloso, mettendo in evidenza quanto un giovane basso, rachitico, ingobbito e quasi cieco fosse comunque capace di attirare l'attenzione di uomini e donne, affascinati dalla grandissima e completa cultura,  il regista sceglie di non approfondire troppo il mai del tutto chiarito rapporto fra Antonio Ranieri e Giacomo Leopardi, riducendo il primo quasi all'essere una semplice contrapposizione di quel che era il poeta, facendolo passare soprattutto per donnaiolo.  Ben definite sono invece le figure delle poche donne che vissero intorno al Leopardi, dalla avvenente Fanny alle due Paolina, la prima silenziosa sorella di Leopardi, la seconda, sorella del Ranieri, vicina amica nei momenti di sofferenza. 

La trama appare in più punti rabberciata, a causa dei necessari tagli alla ricostruzione biografica e ci sono alcune scene che sembrano servire solo ad unire i pezzi altrimenti separati, ma che sembrano fini a se stesse e quasi inutili  (il Leopardi che attende il anticamera lo zio a Roma, in compagnia di un monsignore che si diletta a scrivere versi e di un inserviente che doveva consegnar casse di vino oppure la presenza di un grazioso giovanotto che accompagna Leopardi a Pompei e che viene intrattenuto dalla lettura dei paralipomeni alla batracomiomachia). 
Di contro, è ammirevole lo sforzo fatto nel ricostruire luoghi ed ambienti di inizio XIX secolo, a partire dai tanti costumi di scena utilizzati.  Le riprese napoletane furono anche accompagnate da qualche critica per la "finta pulizia"  dei monumenti di Antonio Canova in piazza del Plebiscito.

Un bel po' estranea dalla narrazione, in quanto il tema della sessualità di Leopardi è solo sfiorato, appare la scena in cui Ranieri porta un oramai stanco Giacomo all'interno di  un bordello, all'interno del quale sta per avere un approccio con un  transessuale, prima di fuggire per gli sfottò di alcuni scugnizzi.

Elio Germano è bravo nel dare voce e volto a Leopardi, a cercare di riprodurne le sofferenze e gli slanci di passione durante la composizione delle opere, gli sbalzi di umore che ne caratterizzarono la pur giovane esistenza.   Michele Riondino è un discreto Ranieri. Fra i vari comprimari va segnalata la presenza di Iaia Forte, che dà un tocco di colore interpretando la signora Rosa, la prima padrona di casa napoletana del Leopardi. Bravo anche Massimo Popolizio nel ruolo di un severo Monaldo Leopardi.

Durante le oltre due ore di proiezione, sono numerosi i momenti in cui vengono declamati spezzoni od intere opere del Leopardi, con danno in alcuni casi alla fluidità della narrazione.

Valutazione complessiva: fra @@@ e @@@@
Consigliato a chi (anche se non l'ha mai ammesso) ha letto con piacere le opere di Leopardi, alle scolaresche, a chi ama i biopic ed i film in costume
Sconsigliato a chi ha avuto a scuola problemi con Leopardi e le sue opere

Open ?

Dopo quasi due anni di inattività, torno a scrivere sulle pagine di questo blog, senza particolari "ansie" tipiche del blogger (backlink, visite, commenti, etc.) ma solo per riavvicinarmi un po' al mondo del cinema ed ai tantissimi blogger cinefili. 
Guardando le classifiche dei blog, noto con piacere che  fra i primi risultano sia Pensieri Cannibali che il suo "rivale" White Russian e che scorrendo un po' nel blogroll un po' tutti i blog che seguivo in precedenza (Criticissimamente, il bibliofilo ad esempio) sono ancora ben aggiornati. 

Non so con che cadenza e per quanto tempo riprenderò a scrivere di cinema, da semplice spettatore quale sono e non da critico. Spero solamente che nel frattempo qualcuno dei vecchi contatti mi abbia seguito su laboratorionapoletano od abbia guardato le mie foto su fotografiareale.com

lunedì 7 gennaio 2013

Closed

CLOSED

Da tempo oramai questo blog ristagna e vive soprattutto - in termini di contatti - di quanto fatto in passato. Non ha senso continuare così pertanto, almeno per il momento, questo blog di cinema che per il sottoscritto è stato motivo di orgoglio ed è stato, malgrado tutto, per oltre un anno presente in alcune delle principali classifiche di blog, cinefili e non.   Le quasi 120 recensioni resteranno on line, in attesa che magari torni la voglia di riprendere a recensire film in uscita e non.
Chi vuole potrà continuarmi a seguire sul blog principale, laboratorionapoletano.com, sul foto blog o su quello tecnico dedicato al mondo dell'ingegneria e della ricerca, anche questo in stato di abbandono...

giovedì 13 dicembre 2012

Il Peggior Natale della Mia Vita: recensione del film con Fabio de Luigi


Il peggior Natale della mia vita rientra fra quei sequel che vengono realizzati sulla base di un successo al botteghino in parte inatteso della pellicola originale: stessi protagonisti, qualche new entry, nuova location ma stesso canovaccio.  Uscito nelle sale il 22 novembre 2012, scritto dal regista Alessandro Genovesi e da Fabio de Luigi, Il peggior Natale della mia vita è una di quelle commedie natalizie realizzate per un pubblico che vuole ridere e divagare, senza alcuna vera pretesa.  
Fabio de Luigi ha il pregio di riuscire a rendere esilaranti alcune scene, anche grazie alla mimica del volto, nonostante in molti casi la trama risulti scontata e prevedibile, con lo spettatore che capisce quel che sta per accadere sullo schermo fin troppo in anticipo. 
Le variazioni sul tema rispetto a La peggior settimana della mia vita sono quelle tipiche di pellicole natalizie: la vacanza, il viaggio in una località famosa (Gressoney in questo caso), i regali e la festa del Natale, una serie di improbabili disavventure. 
Per il resto il Paolo interpretato da De Luigi continua a far danni ed a mietere vittime (in questo caso morirà il canarino, nel precedente era stato ucciso il cane), sua moglie, incinta, cercherà come sempre di rassicurarlo ed i suoceri lo odieranno sempre di più. Il resto è contorno ad un tema già visto.

Simpatico ma un po' ripetitivo Fabio de Luigi, fin troppo bonaccione e sornione Diego Abatantuono, un po' sprecato nel ruolo, discreto Antonio Catania, così come Anna Bonaiuto, che ha sostituito la Guerritore nel ruolo di Clara, la madre della sposa.  Sia per Cristiana Capotondi che per Laura Chiatti, che interpretano due amiche-nemiche incinte, si ha la sensazione che si sia concesso il minimo sindacale in quanto a performance.

Giudizio complessivo: @@ 1/2

Colpi di fulmine: foto, trailer e trama del film di Natale targato Neri Parenti


Con Colpi di Fulmine il cinepanettone targato De Laurentiis prova a rinnovarsi, rinnegando in parte se stesso, alla luce della "crisi" di un genere, quello della commedia leggera natalizia all'italiana, oramai stantio per età e carenza di idee. Neri Parenti ha cercato quindi di trarre spunto dall'idea dell'amore a prima vista: " gli innamoramenti possono nascere in mille modi, possono avvenire ad ogni latitudine o spazio temporale e con un’infinita serie di tipologie. [... ] nessuno prima di noi aveva pensato a rendere estreme delle situazioni che nascono dall’amore a prima vista, tutti hanno avuto paura e hanno preferito virare sul sentimentale. noi teniamo alta la barra della comicità pura, facendo solo una leggerissima incursione nelle situazioni più apertamente amorose; per me è stato bello anche poter tornare a girare dei baci, non lo facevo da circa 20 anni! I due episodi che compongono il film sono piuttosto diversi, e così nella stesura della sceneggiatura (alla quale ho partecipato) abbiamo avuto punti di riferimento differenti." (Dalle note di regia).
Aurelio De Laurentiis ha cercato di rinnovare il genere affiancando a Christian de Sica figure come Lillo e Greg, Arisa, Anna Foglietta, Luisa Ranieri, mai apparse in precedenza nei cinepanettoni natalizi.


Il trailer del film Colpi di fulmine, in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 13 dicembre 2012, è disponibile su youtube
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PERSONAGGI  ED  INTERPRETI di Colpi di fulmine
alberto Benni Christian De sica
angela Luisa Ranieri
La perpetua tina Arisa
Il sagrestano oscar Simone Barbato
ermete Maria Grilli “greg” Claudio Gregori
Ferdinando “Lillo” Pasquale Petrolo
Adele Ventresca Anna Foglietta

Sinossi
Colpi di fulmine è un film che affronta il tema dell’amore a prima vista. Un film in due episodi estremamente comici ed entrambi ricchi di battute, sorprese e con un grande cast. nella prima parte uno psichiatra, alberto (interpretato da Christian De sica) finisce per errore nel mirino del fisco. temendo di andare in prigione prima di riuscire a chiarire la propria posizione, si traveste da prete e si rifugia in un paesino del trentino, dove si finge il nuovo parroco della piccola comunità. alberto è totalmente ignaro delle pratiche religiose ma grazie alla sua esperienza professionale entra perfettamente in sintonia con i parrocchiani e i compaesani, aiutato anche dal sagrestano e chierichetto oscar (simone Barbato, il mimo di Zelig) e dalla fidata perpetua tina (Arisa). oscar è muto, tina ha un forte accento lucano e così la comunicazione tra i tre non è affatto facile, e incomprensioni, doppi sensi, semplici conversazioni si tramutano in situazioni esilaranti. tutto si complica ancora di più quando il finto prete si innamora a prima vista di una bellissima donna (Luisa ranieri). per entrambi è un amore inconfessabile: per lei perché lo crede un vero prete, per lui perché sa di essere un finto prete. La comicità continua fino ad un finale a sorpresa. greg, Lillo e Anna Foglietta sono i protagonisti del secondo “colpo di fulmine”. La storia si svolge a roma e greg interpreta l’ambasciatore italiano presso la santa sede. Il diplomatico, come il suo ruolo impone, è forbito nell’eloquio e impeccabile nei modi. Ma, per la legge del contrappasso, perde la testa per una pescivendola (Anna Foglietta) che parla solo in romanesco e ha modi grossolani da popolana verace. La donna detesta i formalismi e così l’ambasciatore, per poterla avvicinare e conquistarla, si fa aiutare dal proprio autista (Lillo) per cercare di trasformarsi in un vero coatto. L’ambasciatore e il suo autista dovranno fare i salti mortali per risolvere una situazione impossibile….ma “al colpo di fulmine” non si comanda…

martedì 13 novembre 2012

Argo: recensione e trama del film di e con Ben Affleck



Teheran, 4 novembre 1979: in piena rivoluzione centinaia di militanti fanno irruzione nell'ambasciata americana, prendendo in ostaggio cinquanta dignitari e dipendenti americani mentre sei riescono a fuggire ed a rifugiarsi negli appartamenti dell'ambasciatore canadese. Sarà compito della CIA e degli Esteri trovare il modo per far uscire da un paese infuocato i sei cittadini americani prima che vengano scoperti ed impiccati pubblicamente.
Basato su una emozionante storia vera, declassificata da top secret solamente da Bill Clinton nella seconda metà degli anni '90, Argo  è un mix fra pellicola drammatica e thriller, con non pochi aspetti documentaristici.  Ben Affleck, nuovamente dietro la macchina da presa a due anni da The Town, pesca abbondantemente dai documenti della CIA e dalle immagini storiche dell'epoca, ricostruendo alla perfezione le istantanee di un'epoca e facendo sì che la trama del film possa snodarsi attraverso i solchi lasciati dalla storia vera.
Il risultato è un film ben costruito, un thriller che gioca sugli stati emozionali dei protagonisti e degli spettatori stessi, rallentando il ritmo della narrazione solo raramente e facendo sì che chi guarda possa restare incollato alla sedia per due ore senza quasi accorgersene.
Più leggero nella prima ora di proiezione, quando vengono trattate tematiche che permettono ad Affleck di ironizzare sia sull'industria cinematografica - emblematica la frase fatta pronunciare a John Chambers/John Goodman -
Quindi tu vuoi venire a Hollywood, far finta che stai lavorando ad un progetto grandioso  senza realizzarlo veramente, giusto?Allora hai scelto il posto giusto!”
sia sui servizi americani, incapaci all'inizio di collaborare fra loro. 
Pian piano che il fulcro della narrazione si sposta in Iran il pathos aumenta e protagonisti diventano i sei cittadini americani, l'ambasciatore canadese e sua moglie, la giovane cameriera iraniana, in un contesto di fine anni '70 ricostruito alla perfezione nelle ambientazioni, nella scelta dei colori e degli abbigliamenti dei protagonisti.

Bravo Affleck nel doppio ruolo di regista e protagonista, maturo come regista ed ottimo come Tony Mendez.  Piace John Goodman nei panni di John Chambers mentre è ottimo Alan Arkin nei panni di Lester Siegel, anziano produttore che vive di glorie antiche.   Recitano bene nei panni dei sei americani  Tate Donovan, Clea DuVall, Scott McNairy, Rory Cochrane, Christopher Denham e Kerry Bishé, riportati perfettamente da truccatori e costumisti nel 1979, fra baffoni folti, barbe e occhialoni vintage.
Nel cast figura anche Victor Garber nel ruolo dell'ambasciatore canadese. 

Giudizio complessivo: @@@@@
Di seguito è descritta parte della trama
Il 4 novembre 1979 l'ambasciata americana di Teheran è assediata ed attaccata dai rivoluzionari iraniani: inizia il calvario per i cinquantasei dipendenti cittadini americani. Sei di questi, impiegati dell'ufficio aperto al pubblico per il rilascio dei visti, scelgono di fuggire ed uscire dall'ambasciata nel momento stesso in cui aiutano gli iraniani presenti ad allontanarsi per evitare ritorsioni. Riusciranno a rifugiarsi negli appartamenti dell'ambasciatore canadese.  Negli States dopo alcune settimane di stallo si decide di intervenire per salvare i sei prima che vengano scoperti - centinaia di bambini stanno infatti lavorando in capannoni per riassemblare i documenti dell'ambasciata distrutti in modo tale da individuare foto e mansioni di tutti i dipendenti. Per l'occasione è chiamato come consulente Tony Mendez, un "exfiltratore", ovvero un esperto di "exfiltration", le operazioni di allontanamento immediato di personale alleato da un lugoo quando questo sia diventato estremamente pericoloso. L'esperto di coperture, all'ascoltare i piani messi in atto dagli Esteri (spacciare i sei per docenti di una scuola per stranieri chiusa da otto mesi oppure farli fuggire in bicicletta per 300 miglia nel freddo inverno iraniano) mette a punto un piano tanto assurdo da risultare "il migliore dei cattivi piani" in possesso degli States:  produrre un falso film e far uscire i sei come operatori dell'industria cinematografica, alla luce del giorno, dall'aeroporto principale della città.  All'inizio sembrerà più complesso convincere chi vive in una Hollywood malconcia come all'epoca lo era la celebre scritta sulla collina, piuttosto che i dirigenti dell'Intelligence e la Casa Bianca.

sabato 3 novembre 2012

007 Skyfall: recensione del film con Daniel Craig, Judi Dench e Javier Bardem


A cinquanta anni di distanza dalla prima pellicola, James Bond torna nelle sale cinematografiche con 007 Skyfall, ad interpretarlo è per la terza volta Daniel Craig.
Non deve pertanto stupire che, in occasione di un anniversario così importante, il film sia di qualità superiore rispetto alla media e che sia il tema del pensionamento collegato a quello della resurrezione (non solo professionale) del protagonista  e del necessario rinnovamento ad essere il vero protagonista. 
Il James Bond di Craig, diretto da Sam Mendes, è infatti uno 007 stanco e provato, tentato di sparire definitivamente dalla scena per godersi una meritata pensione.
 Allo stesso modo la M di Judi Dench (magistrale ancora una volta) lotta con fierezza per ottenere l'obiettivo di lasciare l'MI6 in condizioni migliori rispetto al suo arrivo, sette pellicole fa cinematograficamente parlando, nonostante l'agenzia sia sotto attacco da parte di uno spietato nemico.
Pensione e risurrezione, giovani ed anziani, il filo conduttore dell'intera trama è quello del confronto generazionale, fra i giovani convinti di essere in grado di pensionare i propri predecessori e "vecchietti" pronti a dimostrare di essere ancora adatti al ruolo ricoperto.
Il prologo rientra nei clichè tipici dello spy movie, con una spia che fugge dopo aver rubato dati sensibili e gli agenti "buoni" che si lanciano in un inseguimento spettacolare, fra corse in moto sui tetti del bazar di Istanbul e lotte per la sopravvivenza su un treno in corsa. Il tema del conflitto generazionale è predominante fino all'entrata in scena dell'antagonista di Bond, allorquando allo scontro fra nuovi e vecchi agenti dell' MI6 si sostituisce quello fra l'agente buono, legato alla patria al punto da sacrificare se stesso e l'ex agente maledetto, ritenuto morto da anni e pronto a vendicarsi non tanto dell' MI6 intero quanto di M, vista dal deviato Raoul Silva come una madre che ha tradito il proprio figlio prediletto, piuttosto che come un capo che deve essere pronto a sacrificare un singolo agente, anche lo stesso Bond, per il bene della nazione. 

Se Daniel Craig è impeccabile nel ruolo di un James Bond redivo, quasi risorto dalla morte per tornare a servizio di Sua Maestà,  Javier Bardem offre uno dei migliori antagonisti della spia più amata e nota al mondo, un anti-Bond che agli inseguimenti preferisce gli attacchi attraverso computer e cyberspazio, un "cattivissimo" quasi da fumetto, che a molti ha ricordato un po' il Joker di Heat Ledger.
Per sconfiggerlo, Bond dovrà tornare indietro nel tempo, fino a skyfall, la tenuta di famiglia all'interno della quale il giovane James si rifugiò per giorni alla notizia della morte dei propri genitori. Per i cinquant'anni del mito c'è infatti spazio anche per una bella dose di introspezione psicologica, fatta di richiami al passato ed alla genesi stessa del personaggio.
Trattandosi di una pellicola celebrativa, 007 Skyfall è ricca di citazioni cinematografiche, a partire da quelle dedicate a James Bond stesso. La più apprezzata dai fan è sicuramente la presenza della storica Aston Martin DB5 targata BMT 21A6, già protagonista di alcuni film di 007 negli anni'60 (Goldfinger su tutti), quando James Bond era Sean Connery, o viceversa, macchina che con le mitragliatrici nascoste sotto le luci di posizione e gli uncini che fuoriuscivano dai lati, che contribuì non poco alla nascita del "mito cinematografico" di James Bond.  Per quanto riguarda le altre citazioni, sarà compito dello spettatore scoprire sia quelle palesi che quelle più velate. 

Fra i ritorni apprezzati dai fan della spia con licenza di uccidere sicuramente quello di Q, nuovo, giovane ed un bel po' nerd e di Miss Moneypenny, la segretaria di M, a dieci anni di distanza dall'ultima apparizione, interpretata adesso da Naomie Harris.



Giudizio complessivo: @@@@@
La trama completa di 007 Skyfall è disponibile su wikipedia. 

domenica 14 ottobre 2012

Killer Joe: recensione e trama del film con Matthew McConaughey di William Friedkin



Sesso, sangue e  pollo fritto. Killer Joe è una pellicola sopra le righe, di quelle che difficilmente possono essere racchiuse all'interno di un genere. William Friedkin, regista, fra le altre, di due pellicole entrate nel gotha dei grandi classici di Hollywood, Il braccio violento della legge e l'Esorcista, prova a descrivere il degrado di una certa America fatta di case prefabbricate in periferia, famiglie disastrate, droga, alcool e scommesse attraverso una trama irreale, terribile, a tratti spaventosa.
Se il titolo è tutto per Joe, poliziotto di Dallas che come "secondo lavoro" fa il killer di professione, è la famiglia Smith la vera protagonista, con i suoi componenti degradati, depravati, rissosi. E' su loro che si sofferma l'obiettivo del regista, descritti come poveri di intelletto, traditori, incapaci di provare anche i più naturali e semplici sentimenti. E' la presenza dello schizofrenico Joe a far collassare l'instabile equilibrio della famiglia Smith ancor più della decisione di organizzare l'omicidio della madre dei due ragazzi, vista come una cosa quasi normale, presa senza versare una lacrima.  Mentre la televisione ripete in continuazione scene degli spettacoli di giganteschi fuoristrada dalle enormi ruote, mentre un povero cane abbaia in continuazione cercando di divincolarsi le vicende di Chris e degli altri precipitano, in un crescendo di violenza e sangue.

Il film, che in America è stato proiettato con il rating NC 17, No Children 17 and Under Admitted, è uscito nelle sale cinematografiche italiane l'11 ottobre 2012 con un più che giusto "vietato ai minori di 14 anni" a causa delle scene di violenza, sesso ed ai copiosi spargimenti di sangue, oltre alle tematiche affrontate.  Sono diversi i momenti in cui il sangue scorre realisticamente a fiotti ed alcune scene sono decisamente inadatte ad un pubblico facilmente impressionabile.  Da non perdere, nel bene e nel male, la scena del pollo fritto. 

Buona la performance di Matthew McConaughey, discreti i personaggi femminili.

Di seguito è descritta parte della trama
In una piovosa serata Chris Smith, piccolo spacciatore, bussa ferocemente sulla lamiera della casa in cui vivono padre, sorella e matrigna. Dopo essere entrato ed aver litigato con quest'ultima perchè aveva aperto la porta mezza nuda, con solo una maglietta indosso, Chris chiede al padre di uscire per discutere di alcune cose importanti.  La madre, alcolizzata e drogata, le ha rubato una partita di droga ed ora il ragazzo deve restituire 6000 dollari altrimenti rischierà la vita. Avendo saputo che la madre ha un'assicurazione sulla vita di 50000 dollari la cui unica beneficiaria è la sorella Dottie, affetta apparentemente da un leggero ritardo mentale, vergine in un contesto in cui le altre donne son descritte alla stregua di prostitute.  Uccidere la madre e riscuotere l'assicurazione sembra essere l'unica soluzione ed i due decidono di prendere un appuntamento con Joe Cooper, poliziotto che come secondo lavoro è solito fare il killer su commissione, bravissimo nel far sembrare che le morti siano accidentali. Al suo arrivo "killer Joe", resosi conto che i propri clienti al momento non hanno denaro, chiederà in cambio della prestazione una "caparra" come garanzia del pagamento, la bionda Dottie...

giovedì 11 ottobre 2012

On the road: trama, trailer e foto dal film in uscita con Kristen Stewart, Garrett Hedlund e Kirsten Dunst


Presentato al festival di Cannes 2012, arriva oggi nelle sale cinematografiche italiane l'atteso "On the Road", tratto dall'omonimo celeberrimo romanzo di Jack Kerouac. Walter Salles, già regista di Central do Brasil e dei Diari della Motocicletta, porta per la prima volta sul grande schermo quello che è considerato uno dei simboli della beat generation. Nel cast figurano, fra gli altri, Kristen Stewart, Garrett Hedlund e Kirsten Dunst. 

Sinossi (dal sito ufficiale )
Dopo la morte del padre, Sal Paradise un aspirante scrittore newyorchese, incontra Dean Moriarty, giovane ex-pregiudicato dal fascino maledetto, sposato con la disinibita e seducente Marylou. Tra Sal e Dean l’intesa è immediata e simbiotica. Decisi a non farsi rinchiudere in una vita vissuta secondo le regole, i due amici rompono tutti i legami e si mettono in viaggio con Marylou. Assetati di libertà, i tre giovani partono alla scoperta del mondo, degli altri e di loro stessi. 
“Le sole persone che esistono sono quelle che hanno la demenza di vivere, discorrere, di essere salvate, che vogliono vivere tutto in un solo istante, quelle che non sanno sbadigliare.”

Il trailer ufficiale del film: http://www.youtube.com/watch?v=OunKzArBHaA

La locandina:


Il cast:
 Kristen Stewart, Garrett Hedlund, Kirsten Dunst, Sam Riley, Viggo Mortensen, Amy Adams, Tom Sturridge, Danny Morgan, Alice Braga, Elisabeth Moss
 

lunedì 1 ottobre 2012

Top blog cinema di ottobre 2012: la classifica dei migliori blog cinefili by ebuzzing

Come consuetudine, si pubblica in anteprima esclusiva la classifica dei principali blog cinefili italiani stilata da Ebuzzing. La top 20 cinema dei principali blog di cinema di ottobre 2012 vede trionfare Blogosfere Spettacoli seguito da Cineblog.





1
Blogosfere Spettacoli

2
Film e cinema: recensioni e trailer dei film da vedere

3
Tutto il Cinema in un Clic







4
Straziami ma di cinema e tv saziami
4
Estasi e depressioni dall'universo DVD
5
Webzine di cinema, musica, libri, serie tv
6
7
Cinefilos.it
Quotidiano Indipendente Cinematografico - Cinema, Recensioni, Anteprime, Trailers, Speciali7
se stai leggendo qui te ne restano solo 35
8
9
www.vivacinema.it
Trailers, recensioni e backstage dei film italiani ed internazionali
9
10

11
Tv, cinema, DVD, Blu-ray disc, libri... e molto altro! Dall'esperienza di www.AntonioGenna.net11
News, recensioni, approfondimenti su cinema, anime, Serie Tv e videogames
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13
Pazzi per la settima arte
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14
CineTivù
La televisione come non l'avete mai vista!
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15
Memorie di un giovane cinefilo
Il cineblog di kekkoz15
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Friday Prejudice
Pregiudizi sui film in uscita nelle sale italiane. Solo un gioco.
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17
Il futuro è tornato
Sci-Fi Italia
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Nuovo Cinema Locatelli
Ricorderemo il mondo attraverso il cinema - Lav Diaz
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19
Cinema10
News cinema, novità film al cinema, recensioni, trailer film, anteprime, novità in dvd e blu-ray, film in tv e film in uscita, box office cinema e opinioni del pubblico19

20
pensieri cannibali
UN BLOG SU CINEMA, MUSICA, SERIE TV, ATTUALITA', RACCONTI E MOLTO ALTRO

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